Always amanetta supergigamegamix vol. 01

March 8th, 2009

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Bella, come promesso ecco qui il nuovo megamix dei Gain on top. Il titolo vagamente altisonante ricorda certe compilation Tekno-maranza anni 90, in cui tutto era necessariamente o super o quantomeno mega. 55 Minuti con oltre 30 canzoni, decine di acapella, un paio di mash-up nuovi di zecca e molto spirito ” funk ” a fare da collante. Ideale da piazzare in macchina prima di una seratona. Ecco a voi.

ALWAYS AMANETTA SUPERGIGAMEGAMIX VOL 01

Colpo grosso su Radio Dee-Jay

March 4th, 2009


Bella raga, buone newz in casa Gain on top: Da un paio di settimane il nostro rmx di Colpo Grosso degli amici Micromala è entrato nella programmazione musicale del Dee-jay time di Albertino. Presto il pezzo uscirà anche in vinile e altrettanto presto vedrà la luce la nostra digital label che si chiamerà Tunz tunz records e oltre a pompare i nostri pezzi e i nostri rmx si occuperà di produrre e far uscire in digitale ( beatport e itunes ) anche produzioni di artisti e producer che ci sollazzano. A questo proposito, non esitate a mandarmi le vostre cose che non si sa mai. Ciò detto godetevi il video qui sopra che testimonia tutto l’affetto con cui viene accolta Colpo Grosso quando la suoniamo nei nostri set. Come sempre grazie a tutti e buttate un occhio alle date per venirci a sentire. Yo.

Più giovani di ieri:
Simon Reynolds, l’indie-pop ed il culto dell’innocenza

January 27th, 2009

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“ I was so much older then / i’m younger than that now “
Allora ero molto più vecchio, oggi sono più giovane.
The Byrds

Adoro Simon Reynolds e penso che tutti quelli che hanno a che fare con il music business dovrebbero leggerlo. Penso che un aspirante dj, ancor prima di iniziare a smanettare sui piatti o diventare un nerd tutto brufoli e Ableton, dovrebbe leggere Generation Ecstacy, into the world of techno & rave culture ”, infelicemente tradotto in Italia con il titolo di generazione ballo/sballo, che così a dirla tutta fa un pò Lucignolo come titolo. Anche tutti coloro che aspirano a diventare critici musicali, praticamente nessuno, visto che grazie al web 2.0 lo siamo diventati praticamente tutti, dovrebbero leggere alcune pietre miliari della critica musicale, soprattutto Britannica, prima di sparare minchiate sui vari blog. Ad ogni modo Simon Reynolds, prima fanzinaro tra i più ispirati ( memorabili i suoi pezzi su Monitor ) successivamente critico musicale tra i più accreditati al mondo ( ha scritto su Melody maker, Nme, ed ora sul New York Times, su Village voice, su Wire e su Rolling Stones e innumerevoli altre testate con i contro ) è autore di autentiche pietre miliari del giornalismo musicale. L’occasione per parlare di lui è ghiotta, dato che è uscito da un paio di mesi anche in Italia Bring the noise ( 1985-2008 Hip-hop-rock, edizioni isbn ), raccolta di articoli pubblicati dal 1985 al 2008 su diverse testate, qui riproposti uncut e con dei brevi commenti dell’autore. Dunque, considerando che alcuni articoli scritti da Reynolds risalgono a vent’anni fa e considerando che l’autore aveva poco più di vent’anni quando li ha scritti c’è da restarci secchi. Considerate oltretutto che esiste pure un volume antecedente, dal titolo Rip it up and start again ( in Italia pubblicato sempre da isbn col titolo post-punk 1978-1984 ). Stupisce oltre che per l’incredibile bagaglio ( più che bagaglio direi bagagliaio..) cultural-musicale che Reynolds ha sin da sbarbatello, per la sicurezza e la varietà di argomenti ( contesto storico, riflessioni sul sociale, psicanalisi ) con cui vengono trattati i temi. Si passa con disinvoltura dai Mantronix ai Public Enemy( definiti un grande gruppo rock, sulla base dell’accezzione defjamiana di rap come rock nero…), dagli Usker du alla House degli esordi, dai Primal Scream ai Sonic Youth. A volte emerge la spigolosa spavalderia tipica dei cicciottenni ed un pizzico di snobismo da intellettuali che scopano poco e leggono troppo, ma ci pensa lo stesso autore a sdrammatizzare alcune posizioni estreme ( tipo il rap è una musica senza contenuti, destinate a durare poco ) ritornando sui suoi passi oltre vent’anni dopo e prendendo un pò per il culo il suo alter-ego sbarbo. Comunque, ci tenevo a proporvi in questa sede uno degli articoli di Reynolds più famoso e affascinante, uscito il 28 giugno 1986 sul Melody Maker con il titolo ” più giovani di ieri, l’indie pop ed il culto dell’innocenza”. Stupiscono davvero non solo le incredibili intuizioni di un Reynolds 23nne, ma pure le analogie con la scena musicale contemporanea ( con dei cortocircuiti per certi aspetti molto simili a quelli di quel momento storico ). Bella, giudicate voi. Le parti scritte in Italic sono tratte dall’articolo originale di Reynolds ( dalla traduzione Italiana di Michele Piumini per isbn ).

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Si è aperto un varco tra le definizioni di White e Black. Il rock ” serio “, non è mai stato così bianco, il mainstream pop mai così nero e radicato in r&b, soul e disco. E’ interessante notare come le principali accuse mosse dalla scena indie al pop da classifica siano, in termini di pop nero, le sue qualità milgliori: Melansaggine/sentimentalismo/sdolcinatezza si traducono in soul, iperpulizia in sound di classe, levigatezza in eleganza. Green ha accusato di razzismo la musica di gruppi indie come gli Smiths e in un certo senso ha ragione. Ciascun genere considera l’altro irragionevole e sconcertante. I neri trovano inconcebile l’idea di dotarsi di un look e di un sound trasandato e di produrre un fracasso assolutamente imballabile. Se invece scorrete i vinili del tipico fan dei Cure, troverete ben poche registrazioni di Micheal o Janet Jackson ( l’unico pezzo ” disco ” presente sarà Blue Monday dei New Order. ) Non credo che Morrisey esageri quando dichiara il suo odio per il funk o sentenzia che ” il reaggae fa schifo “. Se lo esaminiamo da vicino, l’indie-pop si qualifica come l’opposto del pop. Il pop da classifica si basa tutt’ora sui ritmi dance, mentre l’indie pop da classifica ha eliminato qualsivoglia elemento r&b. attingendo a modelli ultrabianchi quali Velvet Underground, Television e via dicendo. Il rock cosidetto serio è una cultura celebrale, tutta orientata alla contemplazione e alla passività corporea. Il maistream pop è invece una cultura corporea che al significato predilige il ballo e la spettacolarità. Certo, la gente balla l’indie pop/rock, persino brani ferocemente anti-dance come never understand dei Jesus and Mary Chain, ma in senso stretto l’indie pop richiede reazioni fisiche che contravvengono alle norme da ballo in senso stretto, inteso come pavoneggiamento sessuale, sacrificandone l’elemento cool. L’indie andrebbe ballato come Morrisey, con gesti bizzarri e sopra le righe che richiamano la ” danza libera ” della controcultura; Di fronte al bombardamento rumoristico, è sempre più quotata l’immobilità: La musica di Husker du, Sonic Youth e Jesus and Mary Chain, può farti al massimo ondeggiare la testa, ma di norma il frastuono ti paralizza in uno stato di estasi celebrale.

Che dire, assolutamente fantastico. Reynolds individua alla perfezione i tratti salienti della dicotomia bianco/nero che attraversa tutta la storia della musica pop ed analizza alla perfezione il momento storico 1984-1987 e tutte le sue skizofrenie. Il pop da classifica mutua dalla disco music, dal funk nero e dalle allusioni sessuali tipiche del soul ( cosa che succede tutt’ora ) il suo manifesto programmatico, mentre il rock fatica a stento a riprendersi dalla sbornia del progressive e ad entrare nei nuovi ingranaggi del music buisness, almeno fino all’esplosione del metal da una parte e del glam rock da classifica dall’altra. Incuriosisce che ciò che oggi viene comunemente definito indie-rock abbia drasticamente virato verso un’attitudine più ” funk ” e corporea e meno celebrale, pur mantenendo viva la tradizione letterario/semantica delle cult band anni 80 ( Cure, Joy Division, Smiths ). Se pensiamo ai nuovi paladini indie come Arctic Monkeys, Kaiser Chiefs, Franz Ferdinand, Klaxons, ma anche Kooks, Killers ecc ecc, difficilmente non troviamo un pizzicume di funk, alla maniera per intenderci di Gang of Four, Talkin Heads e via dicendo nei loro pezzi. Le hits devono funzionare nei club, devono girare sopra 127 bpm ed avere un buon groove; Questa la lezione che il rock ha imparato non tanto dal pop anni 80, quanto dal background musicale che quel tipo di pop scopiazzava; la musica black. Vediamo ad esempio la tematica amorosa come viene affrontata nei due casi:

l’indie-pop tende a dipingere l’amore in termini di devozione e idealizzazione, praticamente privo di allusioni sessuali. L’esperienza dell’innamoramento viene descritta in termini onirici, extracorporei. All’indie pop interessano i dettagli del corteggiamento, delle atmosfere evocate. Sofferto e problematico, l’amore indie-pop è un amore adolescenziale. Un tempo il rock si nutriva dell’ostentazione del corpo e del desiderio,rivelando la cruda verità dei sensi. E’ interessante dunque notare come il ” puro amore ” sia diventato più trasgressivo del libertinismo o della sfrontatezza sessuale alla Mick Jagger.

Anche in questo caso la riflessione ha del geniale; Se il pop mainstream ha mutuato dal soul e dal r&b la sua carica erotica e il suo atteggiamento sessualmente sfacciato, è anche vero che il messaggio è stato spogliato della sua carica più eversiva. Se faceva un certo effetto vedere Jagger dimenarsi come un ossesso sul palco, toccarsi i genitali o se i gridolini estatici di James Brown turbavano la casalinga della Brianza, è altresì vero che l’ostentazione sessuale portata ai massimi termini ( l’avvento del videoclip accellerò di brutto questo passaggio ) non fa più notizia è ha davvero poco di eversivo, ieri come oggi. Ecco allora che l’ambiguità sessuale, intesa come andoginia non come bisessualità, il maschio sentimentale e poco sicuro di sè, la ragazza ingenua e dai tratti sessuali appena accennati, sono l’immaginario erotico-sentimentale di cui si nutrono i gruppi indie del periodo, attitudine che continuerà anche con il grunge dove anzi l’elemento femminile tende addirittura a sparire del tutto. Un’ultima riflessione sul look; Leggete qua.

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Un’idea di innocenza infantile pervade la scena indie. Si predilige l’ingenuità, l’entusiasmo ed il disordine tipici della fanciullezza. Si percepisce un atteggiamento condiviso di rimpianto, la voglia di stabilire un legame magico e candido con il mondo. Si tratta di una concezione romantica dell’infanzia, abbracciabile solo da una mente letteraria (ovvero il tipico fan indie). In realtà i bambini di oggi vogliono crescere in fretta e assomigliare a Simon le Bon o Madonna. L’infanzia ha riacquistato importanza perchè offre un immaginario ricco di potenziale dissidente. Laddove la ribellione rock si basava sulla verità censurata del desiderio adolescenziale,questa forma di indisciplina non è solo consentita ma prescritta come modello. Gli anni sessanta spadroneggiano nello schema indie perchè sono gli ultimi nei quali le idee di infanzia e di innocenza perduta erano monete corrente. Gli hippy, i situazionisti, ma pure la psicanalisi pone nel gioco la componente cruciale per la rivoluzione culturale. La musica ( pensiamo ai Pink Floyd ) rifletteva questa convinzione secondo la quale crescere è un percorso di brutalizazzione. Non di rado sembra che l’indie tipo si sforzi di assomiglaire ad una persona qualunque degli anni sessanta o cinquanta. Ecco dunque le tracce di abbigliamento pre-permissivismo: cardigan, soprabiti, eskimo, giacche corte, foulard, berretti e zazzere corte che probabilmente appaiono peculiari a quanti un tempo dovevano adottare quel look e oggi si godono il diritto di esibire una lunga chioma cotonata. Mescolati a questi elementi, troviamo i tratti infantili: Magliette da compleanno, felpe fuori misura, fiocchi e nastrini, colori vicaci, orecchie bene in vista. Persistono sporadici elementi punk o psicadelici ma l’effetto complessivo è infantile, perchè l’infanzia è l’unico momento della vita in cui i colori vivaci sono appropriati. Nel tentativo di non vestirsi come si pensa debbano vestirsi le donne per essere sexy, alcune ragazze sono incappate in uno stile ricco di connotazioni pedofile. La scena indie si sforza di proteggere l’innocenza dall’impatto di una cultura sofisticata. Ecco perchè attinge quasi esclusivamente da modelli bianchi; L’etica fai da te non attechisce nella musica nera, dove prevalgono raffinatezza e professionalità ( almeno fino all’avvento del rap ). Un tempo il rock ribelle poteva nutrirsi dell’animalismo proibito dell’ R&b, ma oggi quell’energia sessuale è solo un altro ingranaggio dell’immensa macchina del music buisness. Il conflitto tra desiderio e materialismo illustrato da Satisfaction degli Stones, non è più all’ordine del giorno.

Anche in questo caso, le similitudini con la scena odierna sono moltissime; Dalla diffusa nostalgia ( sia nella musica pop che nella dance..) per un ipotetico periodo dell’oro ( nel nostro caso gli anni 90 ) spesso osannato da persone che non lo hanno nemmeno vissuto direttamente ma attraverso l’eco distorta dei loro fratelli maggiori. Ecco dunque orde di vent’enni impazzire per le hit di Corona e Snap, conoscere a memoria tutti i personaggi di Beverly Hills 2010, celebrare attraverso party,grafiche e t-shirt i mitici 90’s intesi come l’ultimo periodo storico pre-virtuale. Dove la cioccolata era Ciobar, si giocava ancora a pallone sotto casa e i dischi si compravano in negozio. Avverto in ragazzi più giovani di me di qualche anno una pulsione nostalgica che non appartiene invece alla mia generazione, che odiava le hit commerciali che suonavano in discoteca e di certo non si vantava di guardare Beverly Hills ( anche se lo guardavamo tutti ) e che non sente minimamente la mancanza di quel periodo. Anche le riflessioni sul look le trovo particolarmente appropriate ed attuali e penso che si possa leggere in modo pressochè analogo l’esplosione di colori a cui abbiamo e stiamo assistendo ultimamente, sopratutto nella scena nu-disco in cui sembra che domini l’estetica ” mettitti quello che ti compra la mamma “. Se poi ci aggiungete che la prossima tendenza pare sia il look Hippie ( stile mgmt per intenderci..), allora ecco il cerchio chiudersi.

Pop porno dirty ravers rmx

January 23rd, 2009

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Bella raga, qui potete scaricare il nuovo rmx di Pop Porno ad opera dei Gain on top. Acido, pieno di marciume da fare schifo. Ideale per un aftershow in una balera di Manchester dopo un concerto dei Primal Scream, ma buono pure per la sagra della porchetta di Grassaga. Yo!.

POP PORNO DIRTY RAVERS RMX
Gain on top

Ammucchiata natalizia 2008

December 29th, 2008

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E’stata una settimana difficile, probabilmente una delle più difficili dell’anno, con una sfliza di party messi in fila l’uno all’altro che mi hanno fatto sudare dieci t-shirt e dormire davvero poche ore. Tra tutti i parties della settimana, la mezione d’onore spetta all’ammucchiata natalizia; Più che un party di natale, direi il party di natale. Per quelli che non c’erano ecco una sfliza di video della performance dei Gain on top, a metà tra il serio ed il faceto. Cassa dritta a pallettone, l’anteprima del nuovo rmx che abbiamo fatto per conto dei Micromala ( Colpo grosso ndr..devo dire che sta avendo un discreto successo…guardate il video e giudicate voi!! ) un paio di riff metallozzi ( i più arguti avranno riconosciuto la chitarrona dei Metallica ) ed un finale bubble-punk con i Prozac +. Che dire noi ci siamo divertiti, speriamo anche voi! Vi ricordo che nel post sotto potete scaricare l’amanetta megamix, ovvero un anno di delirio Gain on top compresso in 80 minuti di musica, mentre il rmx di Colpo Grosso dei Micromala lo trovate nella sezione apposita del sito nel link downolad. Bella.




Amanetta megamix:
One year of tunz tunz philosophy

December 27th, 2008

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Ed eccoci qui come promesso; E’ passato ormai un anno dalla nascita dei Gain on Top ed io ed il socio Simofonik abbiamo deciso di fare un regalo a tutti gli amici, i supporter e i compagni di scuderia che ci hanno sostenuto quest’anno regalandoci un botto di adrenalinica emozione in 4/4. Amanetta megamix raccoglie in oltre un ora di cassa dritta tutte le cannonate con cui vi abbiamo fatto sbomballare nel corso di questo primo anno, un paio di remix nostri ( tra cui Colpo grosso dei Micromala, fresco fresco di uscita ) i mash-up che avete più amato e altre amenità sballose. Inutile dire che questo è per voi, che avete saltato e ballato come si faceva ai tempi di Happy days rendendo ogni week-end indimenticabile.

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Inutile dire che molte cose bollono in pentola e che cercheremo di darci dentro ancora di più nei mesi che verranno. Last but not least vi ricordo che i remix, così come i re-edit e tutte le cacatine che produciamo in casa potete scaricarle per intero nella sezione download di questo sito. Nel frattanto, godetevi questa. E’ per voi ogni cosa che c’è lallae lallae. Buon natale dai Gain on top!

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AMANETTA MEGAMIX
ONE YEAR OF TUNZ TUNZ PHILOSOPHY

The next big thing: Glasvegas

December 22nd, 2008

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Il nuovo anno si apre all’insegna dei Glasvegas, la nuova creatura di Mr.Alan Mcgee, mentore della creation records che dice di adorarli e venerarli alla stregua di giovani divinità. Solo per questo vale la pena di fermarsi qualche secondo a riflettere visto che Mcgee, problemi di cocaina a parte, è uno che ci vede lungo e l’ultima volta che l’abbiamo visto così gasato era per una band di cazzoni hooligan di Manchester che aveva scovato in un infimo pub, successivamente passati alla cronaca con il nome di Oasis. Ad ogni modo la band di Glasgow ( ma quanto ne sanno questi Scozzesi?! ) arriva al suo debut album con la strada ben spianata dai due singoli ” Geraldine ” e ” Daddy’s gone ” e alla prima settimana di uscita vende 56.000 copie in Inghilterra piazzandosi al secondo posto dietro ai Metallica. Miracoli che avvengono solo nella terra di Albione. Definire il sound dei Glasvegas in una parola è semplice: Epico. Prendete il wall of sound caro a Spector ( e pure a Mcgee…pensate a Definitely Mabybe degli Oasis o ai Jesus and Mary Chain sempre prodotto di casa Creation ) e aggiungeteci un pò di nostalgia Smiths e tanti tanti echi di sixties. Nel caso dei Glasvegas però le citazioni non sono imbarazzanti, perchè palesemente note e dichiarate, a meno che voi non abbiate sedici anni e questo sia il terzo cd che vi comprate in vita vostra. Nonostante l’accessibilità pop dei ritornelli, nonostante i coretti, nonostante i campanellini, gli archi e tutto il repertorio, i Glasvegas sono meno accessibili di quanto sembrano. I sette minuti iniziali di Flowers and football tops la dicono lunga e sono lussi discografici che solo band come i Verve sembrano potersi permettere nel 2008 così come l’assenza di brani prettamente da club ( tappa ormai quasi obbligata per tutte le band…) o la tendenza al melodrammatico spinta ben oltre il livello degli Editors. Ecco, forse pure troppo. Unica pecca del disco l’eccessiva ” drammaticità ” degli arrangiamenti e pure della voce che ha volte ” soffre ” un pò troppo e tende all’emo. Ma forse è pure un problema di contesto. A volte spiegare ad un Italiano le dinamiche del pop Inglese è come spiegare il melodramma Napoletano ad uno del Ghana. I Glasvegas ( che è il nome con cui gli Scozzesi chiamano Glasgow..un pò come Jesolangeles che è il nome con cui gli Jesolani chiamano Jesolo ) sono immersi nella loro ” Scozzesità ” fino al midollo. (more…)

Christmas popbox

December 14th, 2008

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Cari amici di Electroboogo, il natale è ormai è alle porte. Come promesso ci tenevo a fare un piccolo regalino a quanti seguono le mie scorribande nel web e nel mondo reale e regalare a tutti, come si faceva una volta, una bella compila di fine anno. Ok non ci saranno più le cassettine, ma lo spirito è un pò quello ed infatti non voglio anticipare nè titoli nè artisti che ho selectato; Solo per evitare di farvi perdere tempo, vi avviso che non è una selezione da club e non ci troverete le cannonate da dancefloor a cui siete abituati quando venite a sentire i Gain on Top. Qui ho selezionato i brani che hanno significato qualcosa per me durante quest’anno. C’è del rock’n'roll acrobatico e non, ci sono le ballads, ci sono un paio di ritornelli epici che mi ricordano Berlino, ci sono insomma più che altro emozioni. Insomma non proprio una compila da mettere la sera della vigilia, ma anche sì se la vostra è una famiglia rock. Per gli amanti della cassa dritta e della party music che sbrega invece, ancora un pò di pazienza; I Gain on top sono già al lavoro per confezionare un super-mega-regalone per ringraziare tutti voi e per festeggiare il nostro primo anno di vita. Il progetto Gain on top infatti vide i natali proprio lo scorso 25 dicembre, in occasione della prima ammucchiata natalizia ( no, niente di blasfemo, solo il nome di un party galattico che riunisce ogni anno a natale una pletora di djs da tutta Betlemme ). Ecco dunque che per festeggiare e ringraziare tutti voi abbiamo preparato un bel regalo che verrà distribuito ( per meglio dire lanciato ) durante la prossima ammucchiata natalizia che si terrà al New Age club di Roncade ( TV ). Un modo per corrompervi? certo, visto che sarete chiamati a votare la migliore performance e al vincitore spettano un bel pò di dollaroni. Nel frattanto godetevi questo minimix natalizio comodamente seduti nella vostra poltrona mentre guardate il fuoco scoppiettare e fumate un pò di erbapipa. Buon natale dal vostro Electroboogo!

ELECTROBOOGO CHRISTMAS POPBOX

Top and flop 2008

December 14th, 2008

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Bella ragazzi, finalmente ci siamo. Il trasloco è ormai cosa fatta, e mentre vi scrivo osservo il mondo da una nuova finestra. Un’altro anno se n’è iuto ma noi siamo ancora qua, come direbbe Morpheus ad una pletora di umani terrorizzati quanto inferociti per l’arrivo delle macchine a Zion. Un’anno denso come una cioccolata Ciobar lasciata cuocere troppo, con poche novità certo ma con diverse svolte. Niente di nuovo sotto il cielo di Occidente, il capitalismo è imploso, c’è un presidente di colore, il papa non ha senso dell’umorismo, gli U2 fanno dischi di merda, l’inter continua a vincere. Tutto previsto, tutto già scritto diversi anni fa dai vari Huxley, Asimov, Gibson ( il padre del cyber punk, non quello delle chitarre ). Noi imperterriti continuamo a ballare sulle macerie del mondo, con la stessa faccia da cazzo di sempre, ad inseguire l’alba ascoltando i Micromala. Quindi un abbraccio a voi tutti cari amici, in bocca al lupo per le vostre cose e possa l’anno che viene baciare tutti i vostri sogni. Vi lascio ( in senso metaforico ) con tutto quello che mi è piaciuto, che non mi è piaciuto o forse che non ho capito di quest’anno in bilico, un po’ pirata un po’ signore. Sempre con stile. Festeggiate il compleanno di Gesù con la vostra famiglia e i vostri amici più cari che son quelle le cose importanti della vita. Bella.
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Trasloco

November 27th, 2008

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Niente di metaforico. Sto proprio traslocando sul serio. Per questo non scrivo più una mazza. Non vivo più. Non gioco più a GTA. Insomma sto traslocando, un esperienza che non auguro nemmeno al mio peggior nemico. Quindi portate pazienza, ancora qualche giorno. Settimana. Mese.
Nel frattanto godetevi il nuovo sito, con le sezioni meglio organizzate, più contenuti, le date dei dj-set, la sezione downolad per scaricarsi i mixati ed i remiz inediti. Presto tornerò.Bella.

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