Velvet Revolver dal vivo
Ambassador, Dublino

March 19th, 2008

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Dal nostro corrispondente dinosauro del Rock nonchè bestia di Satana Cozzy Osbourne.

La cosa davvero bella di andare a un concerto rock e’ far parte dell’umanita’ che vi partecipa. Lasciamo stare gli artisti sul palco, di quello scrivo dopo, voglio fermarmi un attimo per fare una breve descrizione del pubblico.Ho visto gente che ha tirato fuori per l’occasione la maglietta del Monsters Of Rock del 1988 credo…quando gli esordienti Guns erano in giro per promuovere Appetite For Destruction e per distruggersi a loro volta. Ho visto uno col giubbotto in pelle con disegnato sul retro lo Slash-teschio della copertina del sopracitato disco. Giovani ragazzotti irlandesi che hanno passato il concerto a fare headbanging come nella migliore tradizione rock anni 80. Ragazzi ancor piu’ giovani accompagnati o dalla mamma o dal papa’ che gridavano e fischiavano e saltavano piu’ dei figli. D’altra parte io avro’ per sempre il ricordo di mia madre che si guarda il concerto dei Rolling Stones a Roma in piedi su una sedia a ballare…potenza di Mick Jagger…Le coppiette rock e romanticone che limonano su Patience. I gruppi di 30-40enni sbronzi che cantano il ritornello finale di Patience. Quelli (e ci sono sempre) che restano impassibili, fermi immobili, non accennano a nessuna reazione, non applaudono, non si bevono neanche una birra. Ragazze in troieggio che pensano di poter fare le groupies come se ai 5 sul palco gliene potesse ancora fregare qualcosa. E quindi fanno le groupies col pubblico. Il solito che riesce a scatenare una rissa (durata meno di 10 secondi) all’inizio del concerto. Insomma, tutto il campionario classico del concerto rock n roll, anzi, direi dei veri dinosauri del rock. Anch’io mi ritengo un dinosauro del rock, anche se non mi trovo in piena sintonia con la definizione di dinosauro del rock dell’amico Electroboogo. Sono un dinosauro perche’ continuo ad esaltarmi con canzoni che ormai fanno parte dei libri di storia della musica, mentre il nuovo spesso mi annoia (non sempre, ma e’ da una settimana che non faccio altro che ascoltare Warpaint dei Black Crowes o il David Bowie di Ziggy Stardust) o non mi dice niente in quanto mi da l’impressione di essere qualcosa di effimero e quindi destinato a morire e ad essere dimenticato.

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I Velvet Revolver magari finiranno presto la loro avventura, ma da veri dinosauri sono immortali. Prendete Slash e Duff McKagan, compagni di merende da piu’ di 20 anni che suonano ancora roba tipo It’s So Easy. Ma basta, che palle, son vecchi, vaffanculo mi pare di sentire i cori dei ribelli del nuovo a tutti i costi o ” non ascolto nulla che sia stato pubblicato prima di Homework dei Daft Punk o di Moon Safari degli Air ” o ancora ” la chitarra elettrica e’ morta ”. A giudicare dal fatto che i concerti di questi 40enni fanno registrare continuamente il tutto esaurito e che tra il pubblico i 20enni sono sempre la stragrande maggioranza mi viene da pensare che no, la chitarra elettrica e’ ancora viva e il rock anche. Magari se ne sta per i fatti suoi, e non comunica piu’ come faceva nella sua eta’ dell’oro, ma a me questo non interessa e francamente non credo interessi a nessuno, perche’ l’importante per noi dinosauri e’ passare ogni tanto un paio d’ore facendo quattro salti, bevendo qualche sana birretta, cantare canzoni con cui siamo cresciuti e andare a casa belli contenti a guardare le foto che abbiamo scattato e a scrivere qualcosa sulla bella serata.Proprio quello che ho fatto io, vostro dinosauro di fiducia.
It’s only rock’n'roll, but I like it (balalaika?).

Se qualcuno vi sta sulle palle regalategli Metal music machine

August 27th, 2007

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Tra i dinosauri del Rock, non esiste modo più elegante e raffinato per dire a qualcuno che ti sta sulle palle che regalare una copia di Metal music machine di quella mezza checca di Lou Reed. Non tanto perché l’album sia oggettivamente fastidioso, purulento ed estremamente irritante, quanto perché il suo valore concettuale supera maldestramente ed inconsapevolmente la sua bruttezza. Cioè non è come la merda cacata nella sala di un museo da Duchamp e provocatoriamente definita merda d’artista e come tale volta a suscitare un qualche dibattito sul ruolo dell’arte nella società del capitalismo avanzato eccettera, questo disco è una merda cacata da un maestro dell’arroganza psicopatica che, per qualche ragione sconosciuta persino e soprattutto all’autore, per un certo periodo storico è stata considerata una sorta di manifesto programmatico, se non addirittura il suo più alto momento creativo da una bolgia isterica di neo-movimentaristi punkadelici. Cioè dopo aver definito il concetto di metropoli contemporanea con album come Transformer e Berlin, altrettanto riconosciuti certo, ma per diversi anni non accolti da ferventi entusiasmo, ci è voluto un divertissement arrogante e fanfarone come Metal music machine per erigere Lou Reed a reuccio distrofico, paranoico, nichilista ed iper-tossico dell’infame regno della suburbia metropolitana Newyorkese. E come spesso diciamo in questa rubrica, un po’ di storia dunque. “ Il violento rifiuto di Lou Reed verso i suoi anni glitter è il perfetto spartiacque tra i primi anni settanta e l’ultima parte del decennio” scrive Mark Edwards sul London Sunday Times. Alla costante ricerca di una propria identità artistica ( per meglio dire, un proprio io ), Lou Reed spesso è stato la parodia di sé stesso. Ammaliato dal fascino androgino di Bowie e dall’istrionismo di Jagger, ha cercato negli anni del suo periodo glitter di copiarne le movenze e gli atteggiamenti sul palco, con risultati scoraggianti a causa in primis della sua goffaggine intrinseca e in misura minore dalla sua scarsa estensione vocale. La cover di Transformer ( foto sopra ) è l’iconografia esemplare della tensione che ha dominato Reed nei primi anni della sua carriera solista. Teso in una terra di nessuno, truccato come un travestito Wharoliano, bisessuale dichiarato ( ma in realtà omosessuale latente e tassativamente misogino ) non ha nulla del fascino androgino alieno di David Bowie ( che tralatro produsse il disco ) né tantomeno la carica erotica di Jagger e assomiglia piuttosto ad un Frankestein emaciato sul baratro della distruzione. Il 1975 è un anno cruciale per il rock. La scena glitter si era esaurita. Era nato il punk. Era arrivato Springsteen ( per tutta la sua carriera Reed ebbe un rapporto ambiguo con il cantautore definito allo stesso modo un genio e poche settimane dopo un emerito coglione nrd ). Dylan era rinato. Ma soprattutto il punk. Nessun gruppo più dei Velvet Underground godette dei benefici del Punk e nessun cantante della vecchia generazione più di Lou Reed. Alla fine del 73, anno di apertura del CBGB’S che divenne il quartier generale del punk a New York, la scena cittadina era allo sfascio e nessuno era sopravissuto agli eccessi della vita underground. Nessuno a parte i musicalmente irrilevanti New York Dolls e Lou Reed le cui crude cronache sui bassifondi cittadini contribuirono non poco ad aprire la via al punk rock. Frammenti di Ramones, Blondie, Television, Talkin Heads cominciavano a dare i primi segni di vita sin dal 74 e a costituire la seconda costellazione di stelle Newyorkese che di lì a poco avrebbe insegnato il punk pure agli Inglesi. Come sostiene Brian Eno “ pochissima gente aveva comprato l’album The Velvet Underground and Nico ma quei pochi avevano tutti formato un gruppo “. Ed infatti molte delle personalità più creative degli anni 70 come Stooges, Patti Smith, Television, Pere Ubu, Ramones, Richard Hell, Brian Eno, Roxy Music, Cabaret Voltaire, Buzzcocks, Talkin Heads, Wire rispecchiano e confermano totalmente la fondamentale influenza musicale dei Velvet. Alla fine del 75, mentre Lou era alle prese con l’album Coney Island Baby, stavano nascendo due forti correnti Rock che minacciavano di lasciarlo indietro. In ambito mainstream Dylan dominava le classifiche con il suo album forse più pop, Desire, Bowie stava collaborando con Lennon e aveva un singolo al primo posto della classifica Americana ( Fame ) e Bruce Springsteen con Born to Run era la next big thing planetaria. Parallelamente nell’aria si avvertiva il buzz intorno alla neo-nata scena punk e alle band di riferimento del panorama underground Newyorkese. Coney Island Baby era un buon album certo, ma non poteva minimamente competere con Born to run di Springsteen, Horses di Patti Smith o the Ramones dei Ramones. Ed è qui che entra in ballo Metal music machine. (more…)

Storia delle corna Rock

April 2nd, 2007

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L’antropologia del linguaggio non è certo uno degli argomenti che più preme a noi di Electroboogo. Dobbiamo tuttavia fare un’eccezione per disquisire su un argomento che sta a cuore tanto ai dinosauri del Rock quanto ai loro fratellini neofiti del sacro ed inviolabile verbo del Rockeggiare. L’argomento non è certo una facezia e, causa anche il dilagare del fenomeno ( mi capita di venire salutato in questo modo da gente che non ha davvero nulla a che spartire con il Rock’n’Roll style, ma nemmeno lontanamente e con uno sforzo di immaginazione degno di Talkien…) e prima che se ne impossessi la giornalista di Studio Aperto che sta sul cazzo a tutti, ecco la risposta alla domanda che tutti noi ci facciamo. Da dove nasce il tipico saluto “ a corna “ con cui i Rocker sono soliti inneggiare al Rock durante i concerti e/o in svariate altre situazioni in cui risulta imprescindibile far risaltare la propria connotazione da Rocker e, più in generale, la propria tamarragine? La storia vuole che il fantomatico gesto, entrato ormai nella ritualità Rocker, abbia avuto origine dal quel truzzone di Ronnie James Dio ( vedi foto ), una delle voci più caratteristiche ed imitate della storia dell’Hard-Rock, già negli Elf, nei Rainbow ( con Ritchie Blackmore ) ed ovviamente nei Black Sabbath ( che avevano appena licenziato quel fattone di Ozzy ) con cui incise Heaven and Hell e Mob Rules, gli album della “ rinascita “ dei Sabbath. Attriti e divergenze con la band lo portarono successivamente a sciogliersi dal gruppo e a fondare, insieme all’altro ex Sabbath Vinnie Appice, i Dio, tutt’ora sua band ufficiale. Ora, uno che si fa chiamare Dio già deve avere degli enormi problemi a contenere il suo ego smisurato, ma ad ogni modo Ronnie non passerà di certo alla storia per la sua morigeratezza. Si narra infatti che attualmente viva in un castello in stile medievale ( una copia di un castello che aveva visto in Scozia ) che si è fatto costruire negli Stati Uniti, dove il Medioevo si sa ha lasciato un’eredità storica ed archittetonica pazzesca ed infatti sta una meraviglia in mezzo a villoni neo-coloniali e palazzine finto Liberty. Comunque, sui dati anagrafici esatti di Ronnie James Dio aleggia molta incertezza. Statunitense figlio di genitori italiani, all’anagrafe risultebbe come Ronald James Padovana (altri ritengono invece che il suo cognome sia Padovano o Padavona); sarebbe nato a Portsmouth nel New Hampshire, la data più attendibile è il 10 luglio 1942. (more…)

Eat a bat and become a real rocker

February 8th, 2007

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La campagna dinosauri del rock fa incetta di nuovi adepti. Più anticlericale di Cecchi Paone, più iconoclasta del mago Gabriel, più diabolico di SatanSalvy ( no..forse no..) ecco l’artwork ideato dal nostro corto per eat a bat and become a real rocker, la campagna promozionale che presto ci vedrà protagonisti sulle prime pagine di tutti i rotocalchi scandalistici. Mandateci le vostre adesioni scritte con il sangue a redazione@electroboogo.com e attendete fiduciosi. Adesione a cosa direte voi? non lo so, intanto aderite. Se poi volete farvi un’idea più chiara, consultate la sezione iniziative del sito. Ma non tergiversate troppo. Pensate a cosa è successo a Murdock. Fino a ieri faceva il pazzo nell’ A-TEAM ed ora è uno degli uomini più ricchi del mondo. Che abbia mangiato un pipistrello?
electroboogo

Iron Butterlfy:
Chi ha messo dell’acido nella mia aranciata?

February 5th, 2007

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Cari dinosauri del Rock, il nostro viaggio all’interno del pleistocene Rock inizia da quel brodo primordiale che sono gli anni 60 Americani. All’interno di questo magma informe in cui si fondono gli echi del blues del Delta ( che comincia a diventare sempre più elettrico e che verrà ben interpretato dal primo Hendrix e poco dopo dai Cream sull’altra sponda dell’oceano ) , l’attitudine garage-rock ( sebbene ancora seminale ) e la rinvigorita tradizione Folk bianca, qualcuno un bel giorno immerge un grosso cartone trasudante LSD. Dal brodo emergeranno di lì a poco Greateful Dead e Jefferson Airplane, che diventeranno a breve esponenti di riferimento del movimento psichedelico.
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Più che per meriti eminentemente musicali, il ruolo di leadership di questi gruppi all’interno del movimento è dovuto a motivazioni di carattere socio-politico, visto lo stretto legame che lega suddetti gruppi all’intellighenzia anti-estabilishment dell’epoca, in particolare il guru dell’lsd Timoty Leary e la sua cricca di Beatnik in ciabatte e kimono che di li a poco romperanno parecchio i coglioni all’Americana puritana. Pur essendo gruppi straordinari e con le dovute eccezioni ( pensiamo alla strepitosa Dark Star dei Greateful Dead ) entrambi i gruppi non si staccarono mai definitivamente dal loro legame con la tradizione Folk e con l’aspetto più cantautoriale ( blues tradizionale, folk, country ) della musica Americana, rinvigorita e portata ai massimi livelli dall’album Blond on Blonde di Dylan ( 1966 ), psicadelico nel linguaggio certo ( un improbabile cocktail a base di poesia beat, Marijuana, lsd e riferimenti bibilici e apocalittici ) ma piuttosto asciutto e lineare sul piano prettamente musicale. (more…)

Il menestrello dell’apocalisse

January 17th, 2007

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La dedica di Hunter Thompson in Paura e Disgusto a Las vegas la dice lunga: ” a Bob Dylan per Mr Tambourine man ”… Nonostante la mia familiarità con gli ambienti esoterici, parlare di Bob e farlo in modo interessante e poco scontato è cosa ardua e per farlo ho dovuto armarmi sino ai denti (armi chimiche di sterminio neuronico individuale… ma non sono stato arrestato e questo è già qualcosa…credo…). Bob Dylan rappresenta per noi archeologi del rock una condanna , una droga, il pusher e la redenzione, la clinica e la disintossicazione! Bob va contro ogni logica della storia del rock e per questo motivo lo circonda un aura di santità inquietante e quanto meno bizzarra. L’epopea di questo gran cazzone della musica e perchè no, della letteratura, non ha inizio ne fine. Quando pensi di averci capito qualcosa e fai di Rainy day women nos.12 & 35 la tua colonna sonora giustificandoti con la fidanzata incazzata perché ti vede sempre rincasare sbronzo e fumato, farfugliando Everybody must get stoned! , ti capita in un pomeriggio di pioggia di mettere su Blood on the tracks e piangere perché la citata ragazza ti ha appena lasciato per colpa dello stesso Bob…grandissimo stronzo! Ora, per smascherarlo bisognerebbe assoldare un’ intera squadra di investigatori, storici ed esperti in esoterismo, cosa peraltro tentata più volte. Gli aneddoti inspiegabili nella vita del signor Zimmerman sono a migliaia, la maggior parte delle sue canzoni sono disseminate di riferimenti pseudo-religiosi inquietanti ed affascinanti che ci rivelano la natura colta ed inafferrabile del menestrello di Dulth. Partendo dal dato certo che il nostro è nato e cresciuto in una famiglia ebrea, possiamo giustificare in modo più o meno sensato e leggere in questo senso le esagesi ( chiunque come me abbia dimestichezza con la cabala Ebraica sa che l’esagetica appartiene al dna di ogni Ebreo ) di alcuni dei suoi testi più celebri come Lily, Rosemary and the Jack of hearts vista da molti esperti come la parabola gonza della storia di Cristo, Maria e la Maddalena. Gonza si, ma per alcuni assai veritiera. E’ nei meandri di questa favola che ci viene raccontato di un giudice ubriacone (more…)

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January 11th, 2007

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Mentre prosegue senza sosta la nostra campagna “ my sinth is bigger than yours “ , volta ad incoraggiare quanti nascondono nel proprio solaio meraviglie dell’era pre-digitale, sentivamo pulsare dentro di noi qualcosa di latente. In un primo momento in redazione avevamo pensato ad una gravidanza isterica che celasse un desiderio di maternità, altri più inclini al soggettivismo hanno semplicemente riequilibrato il taglio nella dose quotidiana di metadone bilanciandolo con della formaldeide. I più cinici hanno incolpato la solita influenza intestinale. Finalmente la rivelazione che, come a suo tempo Sgt.Pepper, ha messo d’accordo tutti. Dovevamo lanciare un altro anatema alla nazione dei poveri di stile. Con My sinth is bigger than yours abbiamo dato una voce ai fanatici del nerdismo ( in tutte le sue sotto-varianti ). Attraverso un revisionismo nostalgico da ventennio abbiamo ripercorso i fasti di un mondo che non c’è più, popolato da brufoli e topexan, interminabili pomeriggi a giocare a Wonder Boy e primordiali software vocali con cui far bestemmiare il proprio commodore 64 con bizzarro accento Kraftwerkiano. Abbiamo dato una speranza anche alle vittime del nerdismo ( molte di più di quelle dell’olocausto nazista o del regime comunista ) che per anni sono state picchiate, umiliate, derise. Abbiamo cercato di spiegare ai nostri figli che quindici anni fa si poteva morire per aver indossato una maglia con la scritta Atari. Grazie alle conquiste del movimento e ad iniziative come le nostre ( il cui eroismo è paragonabile alla resistenza partigiana e a quella di Mike Donovan e Ian Tyler contro i Visitors anche se la storiografia ufficiale tende a metterli su piani differenti ) possiamo finalmente non vergognarci di ciò che siamo e confessare ai nostri amici Rocker di avere una copia di Thriller di Micheal Jackson tenuta nascosta dentro la custodia di Master of Puppets dei Metallica per tutti gli anni 90. (more…)

Dinosauri del rock:
eat a bat and become a rocker

January 11th, 2007

Non compri un disco dal 1984? ( o peggio l’ultimo disco che hai comprato è 1984 dei Van Halen) pensi che non ci sia vita dopo i clash? Vai ai concerti della nuove bands solo perché ti costringe la tua fidanzata? Vanti frequentazioni con rockstar morte? Appena senti una band nuova ti scazzi e declami che assomigliano troppo ai Led Zeppelin o ai Cream? Hai tra i top-friends di Myspace delle rockstar morte? Sei amico di Robert Fripp? Sostieni di essere stato tu a convincere Clapton ad suonare con i Blind Faith? Sei citato tra i credits di un disco dei Judas Priest? Sei stata/o a letto con uno dei Kiss? Sei uno dei Kiss? Non sai chi sono gli Strokes? Gli ACDC post Bon Scott non valgono un cazzo? Batman è solo un grosso pipistrello a cui staccare la testa a morsi? Sei iscritto al blog di Steve Vai? Hai la carta di credito american express dei Rolling Stones? Hai visto i Jefferson Airplane dal vivo? Hai mandato dei soldi a Meat Loaf? Sostieni di avere l’unica copia di Chinese Democracy dei Guns ‘n’ Roses? Hai suonato al Live Aid sotto mentite spoglie? Hai, hai avuto o semplicemente hai desiderato avere una chitarra jackson nera? Hai una foto di te con i capelli lunghi nel portafoglio? Hai visto almeno due volte gli Iron Maiden dal vivo? Ti sei tirato giù gli accordi di Wind of Change degli Scorpions? Quando avevi una band nel vostro repertorio figurava una cover strumentale di Anarchy in the U.K. dei Pistols? Allora sei un dinosauro del Rock. Cosa aspetti, loggati al sito e manda una mail a redazione@electroboogo.com specificando a quale campagna vuoi aderire. L’iscrizione alla campagna dinosauri del Rock è gratuita e ti consentirà di partecipare ed essere aggiornato su tutte le nostre iniziative tra cui parties, meeting, agevolazioni per concerti ( solo bands in via di estinzione e sul viale del tramonto ).Tra le prossime iniziative di cui ci faremo promotori spiccano la volontà di costruire una statua di Meat Loaf grandezza naturale nella piazza del comune di Mogliano ( che ha accolto entusiasticamente la proposta ), velocizzare il processo di canonizzazione di Eddie, mascotte degli Iron Maiden e cercare di far ottenere a Charlie Watts una pensione di invalidità falsa. Cosa aspetti? Mangia il pipistrello e lotta per la sopravvivenza dei dinosauri del Rock insieme a noi.