
Grazie, o signore, per averci dato gli Oasis. Già nell’etimologia del nome che hai voluto per loro è contenuto il segreto della felicità. In un mondo dove tutto cambia, dove tutto scorre ( diceva il nano dei Negramaro..ma qualche anno più in là pure quel gran pezzo di filosofo che fu Eraclito ) , dove le mode cambiano ad ogni filo di vento come i ricci capricciosi di una bionda, un’oasi sicura dove rifugiarsi. Un oasi di stile. Lo so che i detrattori sostengono che i dischi degli Oasis sono tutti uguali. E allora? Anche la nutella è immutata e secolare. Anche la Coca-Cola. Cioè, anche la figa è la stessa da secoli, eppure non mi pare che abbia stancato o che qualcuno si lamenti. Gli Oasis non sono un gruppo orginale o particolarmente dotato di inventiva a livello compositivo. Ok ma dobbiamo pure smettere di pensare che ogni cosa originale sia per forza figa. Cioè anche girare con le mutande in testa è piuttosto originale, ma non per questo vorrei che mia madre lo facesse. Lo stesso vale per gli Oasis, un gruppo elegiaco che risponde agli archetipi di stile che i padri fondatori a loro tempo fissarono nella magna carta del Britisth-Style. L’errore più comune che si tende a fare è quello di considerare gli Oasis alla stregua dei Beatles. Otre che blasfemo e passibile di scomunica, l’accostamento è inesatto. Gli Oasis, e per attitudine Woking Class e per manifesto programmatico-estetico, sono molto più vicini a band come Kinks, Who, Jam e persino ai ruvidi Stones degli esordi. E’ evidente la venerazione dei fratelli Ghallagher per i Beatles ( o per meglio dire per il profeta Lennon ), ma è una venerazione comune ad ogni Britannico credente nel sacro verbo del pop rock. I credenti più ferventi ( tra cui il sottoscritto ) sostengono che mancano due Beatles alla fine del mondo, cioè che il mondo così come lo conosciamo finirà con la morte dell’ultimo Beatle. La musica degli Oasis, così monocolore e semplice, non è paragonabile alla varietà di toni utilizzati dai Beatles, paradossalmente meglio incarnata dalla band storicamente rivale, i Blur. L’universo macho-centrico degli Oasis ruota intorno a pochi, basilari, concetti. Non c’è nulla della metafisica Beatlesiana. Chiarito questo basilare concetto che spesso fa non apprezzare gli Oasis al pubblico più raffinato ( e ovvio che il paragone con i Beatles è scomodissimo ) veniamo al dunque. Poche band ( dai tempi dei Beatles, questo sì che è esatto ) hanno rappresentato l’essenza del British style meglio degli Oasis. Una perfetta sintesi post-moderna di Mod culture ( calcio-birra-pugni-orgoglio nazionale ), esistenzialismo pop ( da Byron a Morrisey, nessuno sa descrivere con parole semplici uno stato d’animo meglio degli Inglesi ), cura maniacale dello stile ( t-shirt Fred Perry, scarpe rigorosamente Adidas o Puma guai a indossare le Nike, roba da Yankee! ) rispetto della tradizione ( Paul Weller è la vera regina di Inghilterra ) e chitarre rock’n’roll che vengono da lontano, da Cuck Berry e Fats Domino per intenderci. (more…)