Le luci della centrale elettrica:
Canzoni da spiaggia deturpata

July 15th, 2008

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Ok lo ammetto, è un mare di tempo che non scrivo qualcosa, per meglio dire di qualcosa. A questo proposito ringrazio quanti continuano a scrivermi chiedendomi qualche bazza in termini di uscite discografiche ed affini, puntualmente disilluse da la solita estate iper-frenetica a cui il mio lavoro principale mi costringe. Aggiungeteci poi che: a) Mi prende pure bene andare in spiaggia, cioè cazzo dopotutto abito al mare. b) Non è che ci sia poi molto di interessante di cui parlare. In effetti, tralasciando la bordata hype legata alla nuova ondata di french touch, tralasciando la solita euforia da party boy estatici che sorridono sempre e che riempiono i fotoblog di espressioni ebeti ( tra cui troneggia la mia, si intende ndr ), mi trovo un pò imprigionato in quello stato euforico-contemplativo da post coito. Dopo cioè un inverno davvero fulmicotonico e gonfio di belle serate, bella musica ( bella gente, bella situazione?! Dio mio come cazzo scrivo..vi prego uccidetemi ) adesso me ne sto qui, a riempire gli spazi vuoti ( pochi ) col joypad in mano, sparando alla cazzo sul nuovo episodio della saga di gta dove interpreto un Niko Bellich spietato come l’ultima finanziaria. Tempo sprecato? col cazzo. I migliori momenti della nostra vita, li passiamo con un joypad in mano. Comunque mentre mi trastullo e mi gingillo su queste elucubrazioni, arriva un disco di cui non si può non parlare. Per la verità il disco è uscito da tempo, per la verità giaceva sulla mia pila di ” cose da fare ” da tempo innumerevole, ma non ho mai sentito l’imput necessario a prendermi la briga di ascoltarlo. Devo ammettere che il titolo ha fatto la sua: Canzoni da spiaggia deturpata è un titolo davvero bellissimo. Ma andiamo con ordine. L’autore di questo capolavoro, a mio avviso uno dei più beli dischi Italiani degli ultimi due anni, si chiama, ironia della sorte, Vasco e viene da Ferrara, quella Ferrara di cui tutti noi conoscono la Blade Runneriana visione che si ha della zona industriale arrivando dall’autostrada. Quel concentrato abnorme di industria pesante, di zolfi e fumi che uccidono, di grigiume urbano puzzolente e avvizzito che, misteriosamente, ha un fascino tutto suo. Quel tripudio di luci e lucette. Le luci della centrale elettrica, appunto. Vasco da Ferrara, non ha nemmeno 25 anni ed un talento reale,difficile da mettere in discussione. Il talento oggettivo di chi sa scrivere canzoni, di chi non si gingilla dietro inutili e caricaturali macchingegni, di chi non è nemmeno così nerd da sembrare figo, di chi vive ai margini delle cose che contano. Una voce, una chitarra. Un paio di sovraincisioni. Il resto è puro flusso emozionale, il flusso che appartiene ai grandi cantastorie. Ora, non immaginatevi di starvene difronte ad un Guccini o ad un De Gregori pre-mortem ( artistica ), Le luci della centrale elettrica è pefettamente calato nel nostro tempo, contemporaneo oltre misura e nelle immagini e nelle atmosfere evocate, meno naif di Bugo e per questo forse meno figo, ma decisamente di un altro pianeta per quanto riguarda capacità narrative. Ok non ha davvero niente, ma proprio niente di pop e usa davvero poche cose per cercare di farsi piacere e ben volere, ma cazzo è davvero geniale.

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Urbano, asfissiante, trabordante asfalto e fuliggine. Vasco è andato a scuola dai grandi cattivi maestri: CCCP, Rino Gaetano ( più volte citato ) ma anche l’andazzo letterario e l’immaginario da provincia meccanica di Tondelli e Genna e tanto tanto Pazienza. Già autore di un primo demo al limite dell’ascoltabilità anche per i palati più audaci, in canzoni da spiaggia deturpata Vasco riprende alcuni degli stessi brani ma cerca di organizzare il disordine e coaudivato da Giorgio Canali alla produzione, affina gli arrangiamenti pur mantenendoli scarni e ruvidi come una colata di cemento fronte mare. Ma è sui testi che vale la pena concentrare maggiormente l’attenzione e che si scopre come stupirsi ed emozionarsi sia ancora possibile: ” con le nostre discussioni serie si arrichiscono solo le compagnie telefoniche ” o ancora ” diecimila case sfitte e nemmeno un posto per scopare con te ” oppure ” siamo l’esercito del sert ” rivelano una poesia che da urbana diventa industriale, che da decadente diventa ormai caduta, in cui asfalto, lamiera, ostilità, cinismo, deflagrazione, nucleare, non sono lo spettro di qualcosa che ha da venire, ma la realtà con cui conviviamo e scenario ( non più ipotetico ) in cui si muovono le nostre esistenze. Ecco, un disco che richiede il suo spazio, che va assorbito e che non si può certo ascoltare ad agosto gonfi di Mohjtos mentre si cerca di rimorchiare una sgrilla. Ma porca troia un disco che dice qualcosa e di cui si cazzo, c’era proprio bisogno. Poi ai party ci andiamo lo stesso, le t-shirt colorate le mettiamo comunque, teniamo d’occhio le ultime sneakers e continuamo a ballare sulle macerie del mondo tutta l’electro che ci va di ballare, ma ogni tanto fermarsi e guardarsi intorno, meglio ancora dentro, non è male. Album come questi costringono a farlo. Personalmente ci ho trovato il Philip Dick più allucinato, i demoni di Lovercraft, il futuro inquieto di Gibson e Sterling, il cyberpunk del Salvatores di Nirvana, i Nirvana stessi, e tanta tanta poesia. ” Cosa racconteremo ai figli che non avremo di questi cazzo di anni zero? ” che qualche anno fa, il futuro sembrava migliore.

www.myspace.com/lelucidellacentraleelettrica

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