Le luci della centrale elettrica:
Canzoni da spiaggia deturpata

Ok lo ammetto, è un mare di tempo che non scrivo qualcosa, per meglio dire di qualcosa. A questo proposito ringrazio quanti continuano a scrivermi chiedendomi qualche bazza in termini di uscite discografiche ed affini, puntualmente disilluse da la solita estate iper-frenetica a cui il mio lavoro principale mi costringe. Aggiungeteci poi che: a) Mi prende pure bene andare in spiaggia, cioè cazzo dopotutto abito al mare. b) Non è che ci sia poi molto di interessante di cui parlare. In effetti, tralasciando la bordata hype legata alla nuova ondata di french touch, tralasciando la solita euforia da party boy estatici che sorridono sempre e che riempiono i fotoblog di espressioni ebeti ( tra cui troneggia la mia, si intende ndr ), mi trovo un pò imprigionato in quello stato euforico-contemplativo da post coito. Dopo cioè un inverno davvero fulmicotonico e gonfio di belle serate, bella musica ( bella gente, bella situazione?! Dio mio come cazzo scrivo..vi prego uccidetemi ) adesso me ne sto qui, a riempire gli spazi vuoti ( pochi ) col joypad in mano, sparando alla cazzo sul nuovo episodio della saga di gta dove interpreto un Niko Bellich spietato come l’ultima finanziaria. Tempo sprecato? col cazzo. I migliori momenti della nostra vita, li passiamo con un joypad in mano. Comunque mentre mi trastullo e mi gingillo su queste elucubrazioni, arriva un disco di cui non si può non parlare. Per la verità il disco è uscito da tempo, per la verità giaceva sulla mia pila di ” cose da fare ” da tempo innumerevole, ma non ho mai sentito l’imput necessario a prendermi la briga di ascoltarlo. Devo ammettere che il titolo ha fatto la sua: Canzoni da spiaggia deturpata è un titolo davvero bellissimo. Ma andiamo con ordine. L’autore di questo capolavoro, a mio avviso uno dei più beli dischi Italiani degli ultimi due anni, si chiama, ironia della sorte, Vasco e viene da Ferrara, quella Ferrara di cui tutti noi conoscono la Blade Runneriana visione che si ha della zona industriale arrivando dall’autostrada. Quel concentrato abnorme di industria pesante, di zolfi e fumi che uccidono, di grigiume urbano puzzolente e avvizzito che, misteriosamente, ha un fascino tutto suo. Quel tripudio di luci e lucette. Le luci della centrale elettrica, appunto. Vasco da Ferrara, non ha nemmeno 25 anni ed un talento reale,difficile da mettere in discussione. Il talento oggettivo di chi sa scrivere canzoni, di chi non si gingilla dietro inutili e caricaturali macchingegni, di chi non è nemmeno così nerd da sembrare figo, di chi vive ai margini delle cose che contano. Una voce, una chitarra. Un paio di sovraincisioni. Il resto è puro flusso emozionale, il flusso che appartiene ai grandi cantastorie. (more…)