Sul perchè i i Radiohead siano la band più importante del mondo

L’affermazione non è mia, l’ho presa in prestito da Gianluigi Ricuperati, scrittore convincente e brillante ( ha pubblicato per Bollati e Boringhieri i romanzi Fucked up e Viet Now ). Ricuperati, sulle pagine di Rumore di Novembre, così sostiene: “ I Radiohead sono il gruppo più importante del mondo perché sono un modello di evoluzione convincente oltre misura, come lo sono stati i Beatles: Da artisti di talento ad artisti compiuti, da artisti compiuti ad artisti reinventati, da artisti reinventati ad artisti dominanti. “ Affermazione al più condivisibile. E’ indubbio che il percorso artistico intrapreso dal gruppo di studenti di Oxford abbia molti più punti in comune con le band e gli artisti degli anni 60 e 70 ( i Beatles certo, ma pure i Pink Floyd, i Kings Krimson ed in generale le prime seminali band progressive e per certi aspetti pure certi gruppi di frikkettoni ingurgita LSD della East Coast, ma probabilmente era solo una diretta conseguenza dell’abuso di droghe ) rispetto alle band contemporanee che in linea di massima tendono a cristallizzarsi su di un sound e ripeterlo fino ad esaurimento scorte con conseguente intorpidimento di coglioni da parte dei fans. Il percorso evolutivo dei Radiohead passa attraverso gli esordi defilati rispetto al carrozzone Brit-pop che di lì a poco conquisterà il mondo ( ad eccezione degli USA, dove invece i Radiohead potranno contare da subito di una nutrita schiera di adepti ). Pur nel solco di una tradizione comune il cui minimo comune denominatore puo’ essere individuato negli Smiths di Morrisey e Marr e in quell’edonismo -dandy-decadente che appartiene agli Inglesi dai tempi di Lord Byron e Shelley, i Radiohead si differenziano dalla cordata di gruppi brit-pop in diversi punti: Inanzitutto l’estrazione sociale; Tutti i membri dei Radiohead provengono dalla media borghesia Britannica e sono studenti prima di college ( Abingdon, nello Oxfordshire ) e successivamente universitari. Per comprendere a pieno quanto questo significasse nell’Inghilterra post-Tacher e pronta alla rivoluzione morbida neo-laburista di Tony Blair ( perlomeno nella prima sua prima fase politica, interlocutore privilegiato della scena giovanile ) bisogna pensare al prototipo della brit-pop band anni 90: Gli Oasis.

L’immaginario musicale della più amata band inglese dello scorso decennio è figlio del retaggio sociale da cui gli Oasis provengono: Una periferia industriale straziata e stranziante, stremata dalle politiche neo-liberali di un decennio di governo ultra-conservatore; Una periferia popolata da bulli e da stronzetti, cresciuti a pub, birra e calcio, sempre pronti a fare a cazzotti da bravi Hooligani, con il presagio di un futuro in fabbrica e nei pub a sbronzarsi alle cinque e trenta tanto simile a quello dei propri padri. In un contesto simile, gli Oasis vengono immediatamente consacrati come i Working class hero di un’intera nazione. Con il loro costante richiamo alla cultura mod ( che germogliò in Inghilterra da un contesto sociale non dissimile ), all’orgoglio Britannico ( nazionalismo? ), un machismo da cazzinculo tipico delle perifierie ed un songwriting spesso al limite del plagio, gli Oasis diventano la bandiera a mezz’asta di una nazione che chiede a gran voce un cambiamento. Nello stesso contesto gruppi di estrazione più middle ( come i Blur e gli Suede, di cui gran parte dei componenti frequentano art college e istituti superiori piuttosto qualificati ) sembrano vivere la loro condizione di “ intellettualoidi fighetti “ ( delle checche, dirà più volte Liam Gallagher ) con imbarazzo, come se il fatto di appartenere a delle buone famiglie e ad avere delle velleità da artistoidi fosse incompatibile con la crescente area riformista che si respira nell’aria. Mentre gli Oasis in preda ai fumi dell’Alcol e della cocaina cantavano che “ stanotte siamo delle Rock’n roll star “, i Blur con Boys and Girl discutevano degli appettiti sessuali ambigui dei giovani teenager britannici in vacanza a Myconos, meta piuttosto gettonata tra i giovani studenti. E’ evidente che gli Oasis ( ed il pubblico a cui si rivolgevano )non solo non poteva permettersi una vacanza in Grecia, ma non sapeva nemmeno dove cazzo era Mikonos. I Radiohead invece non hanno mai fatto mistero delle loro origini, scagionando ogni imbarazzo con una citazione di Gustave Flaubert che Tom Yorke ama ripetere spesso durante le interviste: “ Nella vita sii regolare e metodico come un un borghese, così potrai essere originale e sfrenato nella tua opera “. (more…)












