Electroboogo dj: Next date

October 29th, 2007

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Tante date ghiotte ghiotte per non cadere lascivi nella paranoia vittime dello spleen tipico del periodo. Si ok,vegetate pure durante la settimana, e chi vi dice niente, ma nel weekend per l’amore di Dio o di Satana o di Santana, dateci dentro. Venerdi 2 novembre sarò tra gli artefici musicali dell’Outronic party, un bel festino-tripudio in cassa dritta alle officine Fuorigiri, nel sandonatese. Caldeggio la partecipazione di tutti voi, dato che dividerò la consolle con Angelino, Emanuele Matté, Olderic e gli Smokin Guys. Per l’occasione pure io mi adatterò ai dettami del sacro verbo della cassa dritta, ma per favore, don’t call it minimal. Cercherò infatti mio malgrado di essere quanto più rumoroso possibile. Sabato 3 novembre invece sarò ospite degli stilosissimi ragazzi del Wah Wah club ( c/o il T.A.G di Mestre ) e si rocckeggierà di brutto dopo il concerto degli Gin Riots ( U.K ), band di cui si vociferà parecchio in rete e che non vedo l’ora di sentire.

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Il sabato successivo sarò invece nelle mani del mio pigmalione Stracassian e del suo 4×4 Party. Insieme a tutta la gang di Stracassian ( che per l’occasione metterà pure i dischi!! ) saremo allo studio 15 di Noventa e daremo vita ad un party che si preannuncia serio e pieno di divertimento di vario genere. Per finire, Venerdì 16 Novembre sarò invece al New-age di Roncade per mettere i dischi dopo il live dei The go! Team e non dell’ A-team come qualcuno aveva suggerito. Anche se sarebbe stato bello.

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Italiani brava gente

October 23rd, 2007

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A dispetto di un’Italia ( non solo musicalmente parlando ) cazzara e scorreggiona, ce né un’altra dirimpettaia, che si muove sorniona portatrice di nuovi stimoli e di una ventata di ossigeno in una terra altrimenti desolata. Un sottobosco vivace pieno di folletti e nu-menestrelli che fanno la lora cosa senza il bisogno di sbraitare ( pur avvertendone l’esigenza, s’intende ) che ormai non è più ilcaso, senza vergogna nello strizzare l’occhio a certo pop nostrano che tanto poi tutti canticchiamo con l’ipod quando siamo innamorati e senza star lì a lamentarsi che in Italia fare musica è impossibile e che gli Inglesi hanno avuto e sempre avranno il Jhon Peel di turno o il New Musical Express con le copertine fighe piene di gruppi con delle pettinature fantastiche. Mi ricordo che una volta una giornalista a chiesto a Noel Gallagher se conosceva qualche rocker Italiano, tipo Ligabue o Vasco e lui ha risposto: “ chi? “ e poi guardando la faccia della giornalista che era un po’ imbarazzata e aveva abbassato gli occhioni languidi in segno di sconfitta ha aggiunto: “ non sapevo che esistesse del Rock Italiano!….cioè avete il sole, la vespa e soprattutto un sacco di figa…il Rock lasciatelo fare agli Inglesi che non c’hanno un cazzo. “ Parole sante. Osservo la pila di dischi che sto ascoltando in questi giorni. Sono tutti di artisti Italiani. Un paio di questi, cantando in inglese e facendo indie-rock e/o derivati vivranno la loro condizione inalienabile di Italianità come la peggiore delle condanne. Io non sono d’accordo e credo che, anche cimentandosi in un genere totalmente avulso alla nostra tradizione come l’indie-pop-rock ( siamo poi sicuri che sia davvero così? ) abbiamo le nostre carte da giocare. Perché noi Italiani siamo il popolo melodrammatico per eccellenza. L’Italia è la patria del dolce stilnovo, della cavalleria, di Beatrice e di Laura. Per dirla alla Elio, nessuno è più servo della gleba di un Italiano. Specie se innamorato. E gli Italiani sono sempre innamorati. Per questo certo rock macho e cacarone in Italiano non funziona, per questo il maudit di casa nostra lascia sempre il tempo che trova e ti fa venire in mente immagini desolanti come Piero Pelù e il suo petto-zerbino, Grignani che vuole radere aiuole ( ma dico io..!? ) e che magari potrebbe concentrarsi sul petto di Pelù o quei tizi che volevano imitare i Motley Crue e cantavano alzati la gonna dai fammi godere. Oppure gli Articolo 31, obelisco dei tamarri più beceri. Funky certamente, ma soprattutto tarri. Ecco invece, prendete i Canadians.
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Quattro chiacchere con:
Fujiya & Miyagi

October 18th, 2007

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L’ Intervista a Fujiya & Miyagi qui riportata è una piccola parte di quella che ho realizzato per conto del magazine Pig e che trovate pubblicata integralmente sul numero di Ottobre della rivista ( che consiglio vivamente di correre a comprare ). Con l’occasione ho pensato di inauguarare anche una nuova categories della webzine, dedicata appunto alle interviste a musicisti, artisti, faccenderi e tutta questa gente col 740 moscio moscio. Il titolo della neo-nata rubrica è, appunto, quattro chiacchere con e solo ora mi rendo conto che sembra il titolo di un programma della Rai degli anni 80, ma ormai è troppo tardi e quindi resta questo. All’interno della categories troverete interviste a gente famosa che non ha nulla di interessante da dire o sconosciuti pieni di talento, di rockstar sul viale del tramonto e sopratutto mitomani sempre in cerca di notorietà. Non è il caso dei FM che invece sono fighi per davvero. Last but not least un cinque a Simona che mi ha dato una gran mano con la traduzione dell’intervista. (more…)

American Apparel:
The style Grid

October 9th, 2007

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Non sono un fan della prima ora del brand American Apparel. Per dirla tutta, le prime cose che mi è capitato di vedere mi facevano cacare e mi facevano venire in mente cose tipo le foto delle copertine dei vhs con Barbara Bouchet che ti insegna a fare aerobica o la tipa che insegnava ginnastica a quelli di Amici e che poi hanno cacciato su media-shopping a vendere delle cose perchè era diventata troppo cicciona. Il mondo di riferimento del brand è costellato da costumi interi in lycra lucidissima, t-shirt slabbrate dai colori sgarcianti indossate da tipe con l’aria sfatta ma molto sofisticata, calzini in spugna come quelli che mi comprava la mia mamma ai magazzini Davanzo con l’immancabile tricolore e la scritta Italia 90. Ma soprattutto i fouseaux, noti anche con il termine volgarizzato di ” ciclisti ” perlomeno dalle mie parti. Ad ogni modo un vero capo-feticcio dei tardi anni 80 ( e anche primi anni 90, soprattutto nella variante li metto sotto i Jeans strappati, anzi a brandelli, come Hulk dopo che è tornato normale ) I foseaux di American Apparel coprono una gamma di colori vastissima, da ogni tipo di viola mai apparso sulla faccia della terra al giallo canarino, fino alla conturbante variante zebrata e/o leopardata che farebbe invidia ad ogni matta del paese. ( si sa che tendenzialmente ogni paese ha una matta e che di norma questa indossa dei fouseaux e/o ciclisti ). Tutto questo prima che mi capitasse di visitare il negozio monomarca che A.A ha recentemente aperto in Porta Ticinese a Milano e che mi ha fatto un pò ricredere. Oltre ad avere acquistato un bel po’ di mutande dalle colorazioni insolite ( tipo culo marrone elastico panna, oppure culo viola elastico bianco ) e una felpa viola Tim Burton in pura ciniglia ( ” potrò usarla come asciugamano nel caso si infeltrisse al primo lavaggio “, ho pensato mentre gingillavo incerto sull’acquisto..poi invece anche dopo diversi lavaggi è ancora perfetta ) ho avuto finalmente modo di approcciarmi alla filosofia del brand, anzi del no-brand per dirla alla Naomi Klein, e di vedere da vicino un bel po’ di capi niente male. (more…)