Daft Punk is playing at my house

August 13th, 2007

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Ne parliamo con un pò di ritardo certo, mi sono pure rotto il cazzo di spiegarvi il perché. Tempo ancora un paio di settimane ed electroboogo.com tornerà ad essere la cool-hunting blogzine attenta a tutto ciò che succede e sempre sul pezzo ( di qualunque pezzo si tratti ) che amate tanto leggere mentre scaricate dvx porno. Sebbene in ritardo, sebbene dalla prospettiva asettica dell’intellettuale seduto davanti al pc sulla tazza del cesso mentre gingilla con i gioielli di famiglia, non potevamo buttare giù due righe pure noi in onore dei Daft Punk e delle faccende che li riguardano. Prima di tutto la loro esibizione al festival Traffic di Torino, allo stesso modo osannata da circa 60.000 sbronzoni in delirio estatico dinnanzi alla Louvriana consolle-piramide del duo e criticata da qualche ciccione rimasto deluso perché “ in fondo sono solo due tizi mascherati che schiacciano un paio di pulsanti. “ Io sto esattamente nel mezzo. Non si può certo restare indifferenti di fronte ad una produzione elefantiaca, coraggiosa, assolutamente geniale e costruita con garbo ed eleganza ( spesso, quando non si hanno problemi di budget, è un attimo scivolare nel pacchiano-truzzo stile banda della Magliana..) euclidea e algoritmica. Chi ha avuto la fortuna di assistere al datf punk show ( forse più corretto di Daft punk live ) credo che faticherà a dimenticarselo, grazie allo straordinario lavoro di light-designer, ingegneri, video artisti e tecnici vari. Poi ci sono i due robot seduti sopra la piramide, che danno l’impressione di non fare assolutamente un cazzo. Muovono delle leve, ma se li si guarda con malizia danno l’impressione di muoverle alla cazzo di cane, senza una logica precisa. Forse hanno semplicemente un cd, probabilmente masterizzato, in play. Io personalmente farei così. Mi intascherei i miei 160.000 euro ( prezzo di listino dello show ) per mettere su un cd, vestirmi da robot e starmene sbronzo da far schifo davanti a 60.000 persone urlanti. Dai cazzo chi non lo farebbe? Chi si romperebbe le palle a fare un vero live con le macchine, magari rischiando di sbagliare l’inclinazione del pitch control, o andando fuori tempo o cancellare inavvertitamente la banca dati con i suoni.
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Una volta, ad un live con la mia band, gli Zimmer mit frhustuck, eravamo talmente ubriachi da non riuscire a collegare il mac alla drum machine con il risultato che abbiamo suonato tutto il nostro repertorio electro con il banco suoni dei peruviani della stazione, tutto cimbali, maracas e campanacci. Sembravano i los lobos ( locos, loros come cazzo si chiamavano…insomma quelli della lambada ) teutonici. Ad ogni modo, così va lo show-biz, non tutto quello che brilla è oro e spesso le maxi-produzioni servono a sopire le carenze oggettive di questo o quell’artista. Almeno così sostengono i detrattori. Ma poi ci sono le 60.000 persone che ballano come ossessi e soprattutto una parola show, che da sola dovrebbe spiegare molte cose. Chiunque va a vedere un concerto di che ne so, Madonna dovrebbe sapere che Madonna in realtà canta pochissimo e supportata da sei coriste su palco ( più due fuori palco, in gergo chiamate “ soustain “ ) ma chissenefotte, noi siamo qui per lo show, mica mi aspetto che mi faccia una versione unplugged di Gloria in stile Patty Smith. Idem per lo show dei Daft Punk: Si ok schiacciano dei pulsanti forse, forse nemmeno quello, ma cosa cazzo ti aspettavi da due tizi che si fanno chiamare Daft Punk e che da anni si vestono da robot e fanno la più geniale ed irriverente musica elettronica da ballo del secolo. Ti aspetti di ballare no? e hai ballato, quindi non rompere le palle. Altrimenti trastullati e vatti a vedere Steve Vai e fatti una sega ad ogni suo merdabondo assolo.
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In questi giorni si è inoltre parlato molto di loro per l’uscita del loro film Electroma, presentato a Cannes fuori concorso lo scorso anno. Diretto da Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo il film, forse meglio il lungo-metraggio dato che non presenta nessuna delle caratteristiche tipiche del film ( esempio banale la trama ) narra la vicenda di due robot che cercano di diventare umani mediante ogni mezzo, incluso il suicidio. Ho visto il film. E’ decisamente palloso. Ok, i primi venti minuti sei tutto flashato ( soprattutto sei hai fumato ) ma poi, una volta capito il meccanismo, è facilmente intuibile dove si andrà a parare. Cioè si poteva ottenere lo stesso risultato con un cortometraggio di 6 minuti. Se dovessi definirlo, direi che è una sorta di film musicale muto. Mi rendo conto che non vuol dire una mazza, ma credetemi che è proprio così. La cosa buffa è che la musica non è dei Daft Punk, i quali hanno preferito affidarsi ad una pletora di amici e collaboratori musicali che hanno sonorizzato le immagini. La track più bella è “ Universe “ di Sebastian Tellier, la più insignificante quella di Brian Eno, dal titolo “ In dark trees “. Ecco un assaggio del film, disponibile da fine giugno.

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