Se qualcuno vi sta sulle palle regalategli Metal music machine

August 27th, 2007

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Tra i dinosauri del Rock, non esiste modo più elegante e raffinato per dire a qualcuno che ti sta sulle palle che regalare una copia di Metal music machine di quella mezza checca di Lou Reed. Non tanto perché l’album sia oggettivamente fastidioso, purulento ed estremamente irritante, quanto perché il suo valore concettuale supera maldestramente ed inconsapevolmente la sua bruttezza. Cioè non è come la merda cacata nella sala di un museo da Duchamp e provocatoriamente definita merda d’artista e come tale volta a suscitare un qualche dibattito sul ruolo dell’arte nella società del capitalismo avanzato eccettera, questo disco è una merda cacata da un maestro dell’arroganza psicopatica che, per qualche ragione sconosciuta persino e soprattutto all’autore, per un certo periodo storico è stata considerata una sorta di manifesto programmatico, se non addirittura il suo più alto momento creativo da una bolgia isterica di neo-movimentaristi punkadelici. Cioè dopo aver definito il concetto di metropoli contemporanea con album come Transformer e Berlin, altrettanto riconosciuti certo, ma per diversi anni non accolti da ferventi entusiasmo, ci è voluto un divertissement arrogante e fanfarone come Metal music machine per erigere Lou Reed a reuccio distrofico, paranoico, nichilista ed iper-tossico dell’infame regno della suburbia metropolitana Newyorkese. E come spesso diciamo in questa rubrica, un po’ di storia dunque. “ Il violento rifiuto di Lou Reed verso i suoi anni glitter è il perfetto spartiacque tra i primi anni settanta e l’ultima parte del decennio” scrive Mark Edwards sul London Sunday Times. Alla costante ricerca di una propria identità artistica ( per meglio dire, un proprio io ), Lou Reed spesso è stato la parodia di sé stesso. Ammaliato dal fascino androgino di Bowie e dall’istrionismo di Jagger, ha cercato negli anni del suo periodo glitter di copiarne le movenze e gli atteggiamenti sul palco, con risultati scoraggianti a causa in primis della sua goffaggine intrinseca e in misura minore dalla sua scarsa estensione vocale. La cover di Transformer ( foto sopra ) è l’iconografia esemplare della tensione che ha dominato Reed nei primi anni della sua carriera solista. Teso in una terra di nessuno, truccato come un travestito Wharoliano, bisessuale dichiarato ( ma in realtà omosessuale latente e tassativamente misogino ) non ha nulla del fascino androgino alieno di David Bowie ( che tralatro produsse il disco ) né tantomeno la carica erotica di Jagger e assomiglia piuttosto ad un Frankestein emaciato sul baratro della distruzione. Il 1975 è un anno cruciale per il rock. La scena glitter si era esaurita. Era nato il punk. Era arrivato Springsteen ( per tutta la sua carriera Reed ebbe un rapporto ambiguo con il cantautore definito allo stesso modo un genio e poche settimane dopo un emerito coglione nrd ). Dylan era rinato. Ma soprattutto il punk. Nessun gruppo più dei Velvet Underground godette dei benefici del Punk e nessun cantante della vecchia generazione più di Lou Reed. Alla fine del 73, anno di apertura del CBGB’S che divenne il quartier generale del punk a New York, la scena cittadina era allo sfascio e nessuno era sopravissuto agli eccessi della vita underground. Nessuno a parte i musicalmente irrilevanti New York Dolls e Lou Reed le cui crude cronache sui bassifondi cittadini contribuirono non poco ad aprire la via al punk rock. Frammenti di Ramones, Blondie, Television, Talkin Heads cominciavano a dare i primi segni di vita sin dal 74 e a costituire la seconda costellazione di stelle Newyorkese che di lì a poco avrebbe insegnato il punk pure agli Inglesi. Come sostiene Brian Eno “ pochissima gente aveva comprato l’album The Velvet Underground and Nico ma quei pochi avevano tutti formato un gruppo “. Ed infatti molte delle personalità più creative degli anni 70 come Stooges, Patti Smith, Television, Pere Ubu, Ramones, Richard Hell, Brian Eno, Roxy Music, Cabaret Voltaire, Buzzcocks, Talkin Heads, Wire rispecchiano e confermano totalmente la fondamentale influenza musicale dei Velvet. Alla fine del 75, mentre Lou era alle prese con l’album Coney Island Baby, stavano nascendo due forti correnti Rock che minacciavano di lasciarlo indietro. In ambito mainstream Dylan dominava le classifiche con il suo album forse più pop, Desire, Bowie stava collaborando con Lennon e aveva un singolo al primo posto della classifica Americana ( Fame ) e Bruce Springsteen con Born to Run era la next big thing planetaria. Parallelamente nell’aria si avvertiva il buzz intorno alla neo-nata scena punk e alle band di riferimento del panorama underground Newyorkese. Coney Island Baby era un buon album certo, ma non poteva minimamente competere con Born to run di Springsteen, Horses di Patti Smith o the Ramones dei Ramones. Ed è qui che entra in ballo Metal music machine. (more…)

Daft Punk is playing at my house

August 13th, 2007

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Ne parliamo con un pò di ritardo certo, mi sono pure rotto il cazzo di spiegarvi il perché. Tempo ancora un paio di settimane ed electroboogo.com tornerà ad essere la cool-hunting blogzine attenta a tutto ciò che succede e sempre sul pezzo ( di qualunque pezzo si tratti ) che amate tanto leggere mentre scaricate dvx porno. Sebbene in ritardo, sebbene dalla prospettiva asettica dell’intellettuale seduto davanti al pc sulla tazza del cesso mentre gingilla con i gioielli di famiglia, non potevamo buttare giù due righe pure noi in onore dei Daft Punk e delle faccende che li riguardano. Prima di tutto la loro esibizione al festival Traffic di Torino, allo stesso modo osannata da circa 60.000 sbronzoni in delirio estatico dinnanzi alla Louvriana consolle-piramide del duo e criticata da qualche ciccione rimasto deluso perché “ in fondo sono solo due tizi mascherati che schiacciano un paio di pulsanti. “ Io sto esattamente nel mezzo. Non si può certo restare indifferenti di fronte ad una produzione elefantiaca, coraggiosa, assolutamente geniale e costruita con garbo ed eleganza ( spesso, quando non si hanno problemi di budget, è un attimo scivolare nel pacchiano-truzzo stile banda della Magliana..) euclidea e algoritmica. Chi ha avuto la fortuna di assistere al datf punk show ( forse più corretto di Daft punk live ) credo che faticherà a dimenticarselo, grazie allo straordinario lavoro di light-designer, ingegneri, video artisti e tecnici vari. Poi ci sono i due robot seduti sopra la piramide, che danno l’impressione di non fare assolutamente un cazzo. Muovono delle leve, ma se li si guarda con malizia danno l’impressione di muoverle alla cazzo di cane, senza una logica precisa. Forse hanno semplicemente un cd, probabilmente masterizzato, in play. Io personalmente farei così. Mi intascherei i miei 160.000 euro ( prezzo di listino dello show ) per mettere su un cd, vestirmi da robot e starmene sbronzo da far schifo davanti a 60.000 persone urlanti. Dai cazzo chi non lo farebbe? Chi si romperebbe le palle a fare un vero live con le macchine, magari rischiando di sbagliare l’inclinazione del pitch control, o andando fuori tempo o cancellare inavvertitamente la banca dati con i suoni.
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Una volta, ad un live con la mia band, gli Zimmer mit frhustuck, eravamo talmente ubriachi da non riuscire a collegare il mac alla drum machine con il risultato che abbiamo suonato tutto il nostro repertorio electro con il banco suoni dei peruviani della stazione, tutto cimbali, maracas e campanacci. Sembravano i los lobos ( locos, loros come cazzo si chiamavano…insomma quelli della lambada ) teutonici. Ad ogni modo, così va lo show-biz, non tutto quello che brilla è oro e spesso le maxi-produzioni servono a sopire le carenze oggettive di questo o quell’artista. Almeno così sostengono i detrattori. Ma poi ci sono le 60.000 persone che ballano come ossessi e soprattutto una parola show, che da sola dovrebbe spiegare molte cose. Chiunque va a vedere un concerto di che ne so, Madonna dovrebbe sapere che Madonna in realtà canta pochissimo e supportata da sei coriste su palco ( più due fuori palco, in gergo chiamate “ soustain “ ) ma chissenefotte, noi siamo qui per lo show, mica mi aspetto che mi faccia una versione unplugged di Gloria in stile Patty Smith. Idem per lo show dei Daft Punk: Si ok schiacciano dei pulsanti forse, forse nemmeno quello, ma cosa cazzo ti aspettavi da due tizi che si fanno chiamare Daft Punk e che da anni si vestono da robot e fanno la più geniale ed irriverente musica elettronica da ballo del secolo. Ti aspetti di ballare no? e hai ballato, quindi non rompere le palle. Altrimenti trastullati e vatti a vedere Steve Vai e fatti una sega ad ogni suo merdabondo assolo. (more…)

House bloody house

August 3rd, 2007

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Il nome caldo di questa stagione musicale è quello dei Justice, fin qui niente di nuovo e buona pace per coloro che sostenevano un ritorno in pompa magna delle sonorità da dancefloor più deep e garage. Per i Justice si sono sprecate tonnellate di inchiostro nei giornali di settore ( anche se il primato Italiano spetta a Pig, primo tra tutti a parlare del fenomenale duo francese e a dedicarli persino una copertina ) per i Justice si sono mobilitati cool hunter di mezzo mondo, per i Justice sono arrivati feedback positivi da ogni festival europeo e persino tra chi annovera tra i suoi principali ascolti roba come Sonic Youth o Fugazi. Pochi cazzi insomma, il nome caldo su cui si è concentrata l’attenzione nell’ultima stagione musicale è stato il loro e il buzz intorno al loro debut album fastidioso e insopportabile peggio di quello dell’Ape maia nella stagione degli accoppiamenti. dopo una manciata di singoli che avevano elettrizzato i dancefloor più alternativi del pianeta e grazie ad una strategia promozionale a dir poco geniale firmata da Pedro Winter e dalla sua Ed Banger ( sì esatto, rispettivamente manager e label dei Daft Punk ndr ) il loro debut album ha strappato scene di isteria collettiva in ogni angolo del pianeta. Se vi siete persi qualcosa in questi ultimi mesi o vivete in una catacomba o state ancora lì ad ascoltare i Procol Harum e Leonard Choen, ecco il riassunto delle ultime puntate. (more…)

L’oroscopo di SatanSalvy:
Agosto

August 3rd, 2007

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ARIETE
Le vacanze estive si prospettano sotto ottimi auspici. Un mese di cura con la cannabis vi ha reso più rilassati e spensierati. Ogni meta dunque è la favorita, fosse anche L’Iraq, non vi accorgereste di nulla ed ai vostri occhi sembrerebbe un villaggio Valtur. Rapporti favoriti con i fratelli ed al limite dell’incesto se avete delle sorelle. Bene dunque anche in amore.

TORO
Imminenti novità. Saturno non vi sarà più contro e se sarete finalmente riusciti a smerciare tutta quella cocaina tagliata male, si quella di cui parlano tanto i giornali in questi giorni, potrete “tirare” finalmente un sospiro di sollievo e cominciare a sentirvi meno responsabili dei ricoveri ospedalieri dei vostri affezionati clienti. Si tratta di cambiare giro però e magari prodotto. Consigliamo di ascoltare Lou Reed in heroin, farete del bene a voi stessi e agli altri.

GEMELLI
È un estate che vi vede irrequieti, siete sotto l’influsso remixato di Marte, Urano e Giove e vi sentite consumare invano più di una canna esposta al vento. L’arroganza non vi aiuterà e cercate di essere più prudenti negli spostamenti, specialmente quando girate con le tasche piene di anfetamine come siete soliti fare. La pula è in agguato. Patologie legate a colpi d’aria fredda improvvisa sono anch’esse dietro l’angolo, quindi da strafatti cercate di non fare gli Iggy Pop e non mettetevi a petto nudo ovunque vi troviate. (more…)