Il funerale dell’electroclash

Con il tramonto dell’electroclash, la fine della Gigolò Records e i relativi scazzi giudiziari di quell’adone mangia wrustel di Dj Hell ( pare che numerosi artisti sotto contratto con la Gigolò abbiano fatto causa al boss della label per imprecisati motivi di sfruttamento dei diritti discografici eccettera ) sembrava destinata a spegnersi quell’attitudine tronfia, smutandata e sghembia che aveva caratterizzato l’ultima stagione elettronica, portando nei dancefloor di mezzo mondo sinth-beat rigorosamente in ottava di scuola New-wave e new Romantic, un pizzico di fascino goth-dark, tonnellate di frangette e cravattini e qualche bel chitarrone arrogante per beneplacito dei rocker di frontiera che avevano pure cominciato timidamente ad affacciarsi alla scena, incuriositi da cotanto rumoreggiare e da quelle belle vocione che facevano tanto Roxy Music e New Order. Complici una serie di remix vincenti giusto a cavallo tra le due terre di confine, per una stagione confesso che pure per un rocker come me non suonava più così offensivo ammettere di fare il dj in qualche club. L’avvento su scala planetaria della scena minimal poi, sembrava aver affondato il colpo di grazia sulla carcassa maleodorante e coperta di tatuaggi, bruciature di sigarette e buchi nelle vene dell’electroclash e di tutti quei suoi derivati che erano saliti sul carrozzone. Con la sua asetticità di base, il suo mood intellettualoide e cinetico e la sua totale assenza di melodia e di presenza vitale ( umana o extra-umana che sia ) per affidarsi esclusivamente al fragore e alla potenza del concetto, la minimal che ancora troneggia malandrina un pò ovunque è esattamente agli antipodi del gusto un po’ naif, rumoroso, appariscente-decadente e assolutamente punk dell’electroclash e dei suoi paladini. Messe a confronto, sembrano una morigerata signora dell’alta borghesia britannica l’una ed una vecchia troia truccatissima l’altra. (more…)
