Full moon dj festival

Siamo ormai arrivati alla terza edizione del Full Moon dj festival, ormai diventato uno degli eventi di punta del panorama clubbin Italiano. Pochi trastullamenti da smanettoni dell’elettronica, poche pippe da nerd con gli occhialoni e relativi video con improbabili balletti, con il full moon dj festival abbiamo scelto di puntare dritto al sodo, ovvero il groove, il party, la spiaggia, ispirato dai mitici Full Moon party, leggendari rave che si tenevano sulle spiaggia della Thaliandia e dell’India nel corso degli anni 70 e nei primi anni 80 ( quando il nomadismo clubber aveva dato origine ad un insolito groviglio di ex-Hippie e nascente rave-culture ). I Full moon party celebravano i fasti di una generazione votata alla socialità, all’armonia tra natura e cassa dritta e tanta voglia di entrare a piè pari nell’era dell’acquario con addosso solo una maglietta psichedelica e un bel adesivo dei Doors sulla Diane color beige. Dei Full Moon antici resta solo forse il profumo di incenso, oggi è tutt’altra cosa certo, ma bisogna pure essere oggettivi e leggere il proprio tempo per non rischiare di forzare anacronisticamente la mano. Dicevamo il groove come protagonista e soprattutto, questo sì, la luna piena. La data dell’evento ogni anno la calcoliamo infatti tenendo conto delle fasi lunari e così, nel bel mezzo dell’evento, sarà possibile animare la luna che si staglia all’orizzonte irradiando con la sua bianca luce tutti i partecipanti.





Restando in tema di party-band il nome degli Shitdisco non è certo l’ultima cosa arrivata, sebbene Kindom of fear, primo disco della band, sia uscito solamente da un paio di mesi. In realtà la mia copia mi è arrivata solo stamattina e dato che volevo ascoltarlo tutto prima di parlarne accuratamente, ho dovuto rimandare di un bel po’ questo pezzo. Questi tuttavia sono alterchi che riguardano esclusivamente me e le poste Italiane e di cui probabilmente non fotte un cazzo a nessuno. Torniamo agli Shitdisco, nome dicevamo piuttosto chiacchierato nell’ultima stagione discografica e che si inserisce nel pieno di quel mood disco-punk che tanto sta facendo vibrare i nostri cuori da un po’ a questa parte. In realtà del quartetto di Glasgow si vociferava già da tempo, e per tempo intendo diversi anni. Pur accostati alla scena cosiddetta nu-rave e spesso associati ( per motivi di marketing e di sensazionalismo vario ) a band come Klaxons, Sunshine Underground e New Young Pony Club, in realtà gli Shitdisco bazzicano tra cinetica disco ed irruenza punk già da qualche anno. Era il 2005 quando il devastante singolo-missile patriot da dancefloor I Know kung-fu lato a Disco blood lato b - e porca troia che lato b- usciva sul mercato e faceva impazzire molti ( tra cui il sottoscritto ) di coloro che avevano trovato House of Jealous Lovers dei Rapture come il pezzo che ci avrebbe portato nel futuro della party-music. Insomma gli Shitdisco non hanno fatto in tempo a saltare sul treno del nu-rave perché sono arrivati in stazione troppo presto e non hanno avuto cazzi di aspettare che passasse il treno. Appena lasciata la stazione, magari per una birra al bar, ecco quel cazzo di treno arrivare ed una manica di deficienti fluorescenti corrergli dietro e salirci di corsa. Ecco perché Kindom of Fear non è poi così spiazzante. Esce con parecchi anni di ritardo e, che vi piaccia o no, il tempismo è una cosa da non sottovalutare nella musica pop contemporanea. Non voglio dire che sia un disco brutto ( ben altri sono i dischi brutti ) ma questo ipercinetismo da mangiatore di pastiglie non fa poi così breccia nel mio cuoricino, e con tutta l’indulgenza che si può avere con i pionieri, tutta la faccenda appare allo stato attuale un po’ trita. In teoria, tolto l’hype e l’eccitazione del momento, dovrebbero restare le canzoni ( intese come melodia, strofa, ritornello eccetera ) che però non sono belle come quelle dei Sunshine Underground. 