Klaxons:
Myths of the Near Future

Sono mesi che non si parla d’altro. I Klaxons, così come solo in U.K può succedere, sono famosi e bravissimi ancor prima di aver pubblicato un cazzo. Bastano una manciata di singoli ( Atlantis to Interzone, Magick, ma soprattutto Gravity’s Rainbow, un fucile caricato ad amfetamine che trova spazio già da tempo sulla playlist di ogni indie-dancers che si rispetti) per cedere alle lusinghe concettuali costruite ad arte ( come spesso succede e noi sempre lì a correrci dietro…dannata stampa Britannica..) sui Klaxons e sulla svolta epocale di cui questa next big thing doveva farsi carico. Qualche coordinata per chi non sa di cosa stiamo parlando: Voci più che giustificate e comprovate insistono da tempo su un latente e marciante revival anni 90 in Gran Bretagna, con particolare focus sull’estetica Rave, Techno ed Acid House. Per chi c’era, ma anche per chi quel giorno lì inseguiva la sua chimera ( io ad esempio all’epoca ero talmente assorto nel Grunge ed ero troppo impegnato a girare vestito in pigiama di flanella per capire cosa stesse succedendo intorno a me ) gli anni 90 inglesi ed in particolare la straordinaria commistione tra Rock e Acid culture diedero vita a fenomeni epocali come il Madchester sound e a gruppi come Primal Scream, The Stone Roses, Pink Riot, Lost Penguin, Trash Fashion e co.
Il leiv motiv che pare guidare molte delle band del periodo è l’abbattimento delle regole che vogliono rigidamente diviso il processo compositivo e la fruizione di Rock e Dance, cosa che, avrete intuito, è anche uno dei principi guida che electroboogo.com ha adottato in buona misura. Un po’ di storia dunque. Nel 1990 gli Stone Roses organizzano il concerto-rave di Spike Island, tentativo embrionale di unire pubblici estremamente diversi ( primo evento in cui sono presenti sia band dal vivo che Dj ) sotto la comune effige della musica ed eventualmente della fattanza. In realtà il tentativo è fallimentare ed il pubblico resta completamente immobile durante i Dj-set. Toccherà agli Oasis a Knebworth poco più tardi sintetizzare la nuova onda: In scaletta Chemical Brothers, Prodigy, Ocean Color Scene e Manics street preachers. I Chemical Brothers in particolare ( allora semi-sconosciuti sebbene annoverino tra i loro fans l’uomo più influente di Inghilterra, Noel Ghallager ) permettono ai Breakbeats più abrasivi di coesistere con un classico Stone Roses, alle bassline acide di insinuarsi intorno ad un campione dei Manics. Non è semplice spiegare il legame che si instaura tra la nascente cultura Acid, il Rock e la gioventù britannica anni 90.
Prendiamo, ad esempio, i Primal Scream: Molti li considerano come il risultato di una casuale collisione tra la cultura anfetaminica dell’acid-house e l’universo indie-rock. In realtà i Primal Scream sono e restano un gruppo Rock che non ha mai disertato le sue origini. Ha semplicemente il merito di averlo presentato ad una nuova serie di conoscenti impasticcati. Interessante il quadro fornito nella biografia dei Prodigy: “ Nel 1988 sono bastati pochi mesi alla Gran Bretagna per soccombere all’acid house. Non è difficile capire il perché. Per molti anni i musicisti americani hanno sperimentato con nuove forme musicali, come il Rap e l’Hip-Hop. Al paragone i gruppi britannici sembravano piatti e scontati. L’acid House è diventata una nuovo genere con peculiarità tutte britanniche che ha dato linfa vitale ad una scena ormai addormentata. Oltre all’aspetto prettamente musicale, l’acid house forniva una serie di elementi subculturali ( abbigliamento particolare, droghe sintetiche, espressioni gergali tipo ravers ecc ) che consentivano ad una minoranza di riconoscersi all’interno di un movimento ( come avvenne ad esempio con il modernismo ). Dai pantaloni larghi a cavallo basso degli Happy Mondays e dai Reni Hats di tela leggera e con la falda bassa che cresce tutta la sperimentazione di fine novanta, la stessa che celebrerà Fatboy Slim come l’uomo che ha traghettato l’Ighilterra nel nuovo millennio.
Forti della loro gadgeistica tutta glowsticks fluorescenti e smileys conturbanti, arrivano i Klaxons. I singoli hanno il tiro giusto, le frequentazioni pure ( Erol alkan, la one-night shitdisco, James Ford dei Simian Mobile Disco ) il look non ne parliamo. Mancano le baffalo e bentornato 1992. Manca solo la definizione in cui incastrare tutti questi imput: Nu-rave. Bellissima. Mi tremano le gambe e, dopo aver letteralmente frugato i singoli non vedo l’ora che esca l’album, dal titolo di Ballardiana memoria Myths of the near future. Il disco doveva uscire in Italia il 29 gennaio, in realtà uscirà il 12 febbraio. Il disco è molto bello, ma NON E’ il disco che ci avevano promesso. Cioè è tutta una bufala. Del nu-rave, dei mega groove acidi e psichedelici di Gravity’s rainbow e Atlantis to interzone ( tra latro tutti titoli molto acid ) non c’è traccia. E’ un disco indie. Ovviamente il disco contiene anche tutti i singoli usciti precedentemente e quindi se uno non li ha mai sentiti o non li ha l’occasione è ghiotta, ma i pezzi scritti dopo, invece di tracciare la nuova rotta per cui io mi ero tanto eccitato, torna tra le cosce calde e accoglienti del indie rock che va tanto di moda adesso. Niente di male anzi, solo che non c’è traccia di quella patina indie-electro che uno si aspettava, considerando poi che la produzione è affidata a James Ford dei Simian Mobile Disco e che c’è un dannato bisogno di cambio di rotta nell’aria. Ho visto un paio di foto recenti del gruppo, che ha perfino abbandonato gli abiti fluo e gli occhialoni stile Movida in favore di camice di flanella stile boscaiolo di Seattle ( no davvero non ci voglio credere..) e felpe all’insegna della sobriety. Dicono che era solo una presa per il culo, un’estetica usa e getta che avevano deciso di adottare per qualche mese. Ora fanno un genere nuovo, si chiama Punktown, una specie di Punk-Rock suonato dalle Supremes. Dico che questi Klaxons sono più intelligenti dei loro fans, me compreso. Appuntamento il 9 marzo al New Age di Roncade ( il giorno prima saranno al Rolling Stones di Milano il giorno dopo all’Estragon di Bologna ) per vederli dal vivo.
[…] Electroboogo questi Klaxons sono più intelligenti dei loro fans, me compreso. […]
February 19th, 2007 | #