I.R.D.D.Z. in ricezione Fluida

February 2nd, 2007

detective-copy.jpgBzzz… fzzz… bzgrrr… Bridiribirdi… Bridiribirdi… Crackzd… Brdzb… Ecco. Come Promesso stiamo ricevendo per voi, gentile lettori di electroboogo.com, uno dei racconti riguardanti la figura di Demetrio Zabinov. L’indagatore dell’improbabile è icona ormai ampiamente documentata sulle pagine di questa blogzine e di sicuro interesse per il popolo pop che ancora non ha avuto il modo di imbattersi in tutte le sue avventure, o perché non in possesso di un rarissimo modem i.r.d.d.z. oppure perché non conosce nessuno che lo possegga. Per ovviare a questo inconveniente ci sono io: Diego Mallallarme , opinionista-onanista e la rubrica dell’assurdibile. La ricezione è garantita dai tipici rumuri di fondo e dalla sequenza ):.
Bando alle ciance e vi lascio a questo caso acquoso.
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“DEMETRIO ZABINOV, l’indagatore del No-Sense l’antiEroe Noir-Psichedelico decisamente dotato di Pop-Attitude, e il Caso FLUIDO”.

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- La noia è figlia di un immane tragedia. - Così recita l’orribile racconto “Armony” letto sul sedile dell’autobus. Trovato sul sedile dell’autobus. Comprato in un edicola di borgata. E’ sempre l’eterna attesa del 6. L’autobus che ti porta ovunque. Dall’incantesimo al maleficio. Oggi ho mal di schiena. Oggi si va in piscina. Oggi ho mal di pancia. Ho lasciato il cappello a tesa larga, in favore del cappello di lana: sul letto, quasi a desiderare la morte. La morte di chi ha importanza relativa. Uno scarafaggio, un calabrone, un critico che non riesce ad acquistare un trittico, o una contadina alla raccolta dell’ultimo tubero della sera. Tartufo o patata , poco importa. La piscina è spesso affollata. Usanza strana per chi vive al mare. Il mare d’inverno freddo: d’estate caldo, se piove. Un luogo affollato da gente schiava d’orari. A tutte le ore. Usanza strana a viversi per chi, come me, non ha orari, è anzi schiva d’orari. Ebbene quel dì: quel dì era vuota. Solo il bagnino ad attendermi, e qualche “ bracciante ”, le luci spente verso mezzogiorno, vista la gradevole e naturale luce inondante del sole. Arrivato. Entrato. Salutato. Non c’era nessuno. Guardina chiusa. Solo un cartello: timbrare dentro. A mezzogiorno la gente va a pranzo. Salutato. Nessuno. Entrato. Tolto scarpe. Calzini. Entrato. Spogliato. Preparato. Pisciato. Abbandonato ogni indumento, solo un costume ridicolo, e una ridicola testa cuffiata e occhialuta. Saluto. Timbro. Abbandono le ultime cose mi tuffo. Nuoto. La forma fisica giunge a sorpresa. Più essa sale più è il nulla intorno a me. Il complesso senso di traffico sembra di colpo svanire dalla mia mente. Quasi a non essersi mai annidato. Le mie bracciate vorticose mi librano sul letto d’acqua, e le mie gambe mi spingono. Mi spingevano. Mi spinsero. Mi sorreggeranno spero. - La noia è figlia di un immane tragedia. - Le fermate dell’autobus si compiono cicliche, eccezion fatta per le fermate saltate. Gli ubriachi di fuori dei bar il mattino prima di pranzo sono scolari che vorrebbero tornare a casa, ma ancora non possono. Rischiano di essere scoperti in cambio di un raggio di sole, quello che sanno che a loro più mancherà mano a mano che cresceranno. Il finestrino è a volte un televisore puntato sul vicinato. Un vouyerismo involontario, indotto dal calore sulle guancie, da esso amplificato, dai raggi di sole trasmesso. Un aperitivo non può essere sempre lo stesso e la commessa di provincia acquista un tono dinnanzi al gretto e ricco giudice: titolare della sala Bingo. - Un Drink. - - E’ l’unico che bevo. Mi piace il Rum. - Afferma solerte. Con labbra gonfie. Capelli lunghi e bruni. Tette grasse ed enormi strizzate in un corpetto che invoca pietà, ed un culo salvato da tacchi alti su scarpe tracimanti. Ogni bracciata è più faticosa di quella precedente. Le gambe cominciano a sprofondare e l’inequivocabile sapore di cloro si trasforma in aspro, poi sempre più dolce, sapore di limone. Le sabbie mobili mi trascinano verso il fondo. Granulose e graffianti. Annaspo e riesco a non soccombere. Non so come ma riesco ancora a trarre dei respiri, fino a che un ondata liquida improvvisa non mi trascina in un gorgo schiumoso. La schiuma si mescola a quella che mi esce tra i denti. Un senso di ebbrezza mi pervade e tange il panico che mi assilla. A volte lasciare un cappello sul letto può essere più pericoloso del previsto. Labbra gonfie ed ansimanti. Orrore dietro al vetro spesso del frullatore dal quale vengo scaraventato fuori, inglobato in una goccia nella quale trovo la salvezza, atterrando su un rosso manto, prima di venire tracannato dalle fauci esose della commessa. Labbra gonfie e ansimanti che ritrovano pace nel primo sorso di Daiquiri. Labbra pronte a concedersi al viscido giudice ricco gestore dela sala Bingo. Era sempre stato anche il mio, di drink preferito.
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Assurdibile, surreale ed un po’ malinconico. Un, due, trenta… Venticinque.

1 Comment »

  1. Electroboogo says

    Il tipo di spalle…con la giacca nera sulle spalle…. come ha fatto a passare attraverso il congegno di trasmissione racconti…è….è…davvero..lui??

    February 2nd, 2007 | #

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