Alias, nickname, vite parallele e la vera storia di Bruto Mostrok

January 17th, 2007

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Ero in doccia quando mi tornarono alla mente gli echi di una vita passata. A volte basta davvero poco. Assimiliamo fattori esterni come niente fosse, li rielaboriamo inconsciamente ed eccoli spuntare all’improvviso, magari nel primo momento in cui ci rilassiamo dopo notti di incubi e risvegli improvvisi di sudore madidi. Ecco, sopra di voi, una foto di repertorio esemplificativa di possibili esistenze: Mi telefona Enrico Ruggeri e mi chiede: “Ma cosa sarebbe successo se…”. Per come la vedo io sono accaduti solo i “ se ”. Posso cioè guardare indietro nella mia giovane vita e vedermi veramente come tante persone diverse, un po’ per l’effetto di una schizofrenia congenita, ed un po’ perché figlio di un epoca in qui i cambiamenti sono all’ordine del giorno. Un epoca con dei figli e dei padri che, non avendoci fatto il callo, i cambiamenti li notano in continuazione. Alle reali vite parallele si sommano poi quelle virtuali, alias su alias, realtà e finzione, nickname in internet, immedesimazioni di un’ora in un film, di una settimana in un romanzo o di un mese in un videogioco. Ero in doccia quando mi tornarono alla mente gli echi di una vita passata. Echi provenienti dalle uscite in edicola e da una foto pubblicata proprio su questo sito. Allora mi facevo chiamare Bruto Mostrok. Ero piuttosto brutto ed ignoravo ogni cosa, al punto tale da non ricordarmi talvolta di andare in bagno o di dormire. Non avevo amici ne fidanzate, non avevo un soldo in tasca e vivevo in una catapecchia kitch e fatiscente con il frigo sempre vuoto. Ero talmente agli inizi di carriera che non avevo manco un lavoro. Fu così che un giorno aprendo il giornale, decisi di arruolarmi. Il primo giorno passarono a prendermi con un auto alla quale la mia casa aveva davvero poco da invidiare. Non per l’età, bensi per la ruggine “a faccia vista” che la ricopriva per metà. Arrivato mi diedero una divisa e mi ritrovai con quell’odore tipico di caserma, un composto di dopobarba e lucido per scarpe, dove il dopobarba sa di lucido da scarpe. Eccomi arruolato nell’esercito. Non mi andò male. Tornavo a casa tutte le sere, e a dire il vero non lavoravo molte ore. Lo stipendio mi bastava per vivere, e per togliermi qualche sfizio. Cominciai a prendere tutto per il verso giusto. Cominciai a darmi una regolata. Comprai una libreria ed un libro di cucina per cominciare a mangiare meglio, essere più veloce, e mettere su massa. Il lavoro andava bene, riuscivo ad avere spesso degli aumenti. Mi impegnavo molto però. Comprai una panca per fare pesi e diventare più muscoloso. Lavoravo. Tornavo a casa. Mi applicavo per progredire nel lavoro. Dormivo, facevo i miei bisogni e compravo cose per la casa. Una lavastoviglie ad esempio. Un bel giorno mi vennero a prendere con un auto nuova. Cominciai a far carriera. Cominciai ad ingrandire e ad abbellire la mia casa. Intanto trovai anche il coraggio di alzare la cornetta e mi feci qualche amico. E soprattutto qualche amica. Dopotutto c’erano belle manze nel mio vicinato. Comprai un libro di “Fai da te” acquisendo nuove nozioni tecniche. Poi la chimica. Da un giorno all’altro divenni astronauta. C’era una limousine bianca che mi scorazzava al lavoro ed uno stipendio da favola. Avevo tutto. Compravo tutto. Avevo una vasca ad idromassaggio in giardino ed una in bagno. In quella esterna facevo strani festini. Avevo un enorme tv al plasma. Il computer più grande. Ed un letto a vibrazione dove scoparmi le donne nude che frequentavano la mia vasca in giardino bevendo champagne, e gli vedevo tutto, non v’erano più orifizi nascosti ai miei occhi, se non velati da bollicine di Jacuzi o di vino. Avevo quadri pregiati, arredi, un giardiniere ed una domestica. Un bel giorno però raggiunsi il massimo grado. Divenni Generale e mi ritrovai con una divisa molto meno fica di quella da astronauta, ed una normale grossa auto da generale, verde. E chissà perché uno stipendio più basso. Fu a quel punto che nella confusione, tra una porcata a tre e l’altra mi dedicai maggiormente alla mia passione. Costruire gnomi da giardino intagliando il legno. Mi trovai a riempire le prime tre file del giardino. Ad un certo punto mi resi conto di poterli vendere, e se dal primo il ricavo fu di uno, dall’ultimo presi cinquanta, poi sessanta, sessantacinque, settanta. Diventavo sempre più bravo e veloce a costruire nani da giardino. Pensai di poter vivere di quello. Mi licenziai e decisi di trovarmi un lavoretto qualsiasi, magari da cameriere, senza responsabilità, convinto che le mie conoscenze mi avrebbero portato ad eccellere in ogni professione. Nel frattempo facevo sesso e tenevo un album fotografico dei miei Private Party. Tutto andava alla meraviglia. Avevo avuto tutto. Accesi quella maledetta miccia per giocare con degli innocui razzetti pirotecnici. Partì. Salì. E mi ricadde in testa. Gridai e gridai ma nessuno fece in tempo a soccorrermi. Quel giorno ero solo. Misteriosamente nel mio album comparve però la foto di me che bruciavo. Ve le mostrerei tutte se windows non si fosse inchiodato, e formattando non avessi dovuto fare tabula rasa di tutti i miei ricordi. Fu l’ultima volta che caddi nella tentazione di giocare a “The Sims” allora ancora alla versione “Live it UP” su di un PC. Mi ero già disintossicato diverse volte, ma avevo la tendenza a ricadere, ed in questi giorni devo confessarvi che la sento graffiarmi la schiena, la tentazione. Forse un giorno vi spiegherò, sempre se già non conoscete questa simulazione di vita virtuale, cosa sia e cosa possa divenire nel vostro cervello. Anzi nel mio.
Un, due, trenta… Venticinque.

1 Comment »

  1. Electroboogo says

    Comunque era bello anche con Edoardo Bennato al posto di Enrico Ruggeri…destabilizzante e molto,molto assurdibile.

    January 18th, 2007 | #

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