
Mentre prosegue senza sosta la nostra campagna “ my sinth is bigger than yours “ , volta ad incoraggiare quanti nascondono nel proprio solaio meraviglie dell’era pre-digitale, sentivamo pulsare dentro di noi qualcosa di latente. In un primo momento in redazione avevamo pensato ad una gravidanza isterica che celasse un desiderio di maternità, altri più inclini al soggettivismo hanno semplicemente riequilibrato il taglio nella dose quotidiana di metadone bilanciandolo con della formaldeide. I più cinici hanno incolpato la solita influenza intestinale. Finalmente la rivelazione che, come a suo tempo Sgt.Pepper, ha messo d’accordo tutti. Dovevamo lanciare un altro anatema alla nazione dei poveri di stile. Con My sinth is bigger than yours abbiamo dato una voce ai fanatici del nerdismo ( in tutte le sue sotto-varianti ). Attraverso un revisionismo nostalgico da ventennio abbiamo ripercorso i fasti di un mondo che non c’è più, popolato da brufoli e topexan, interminabili pomeriggi a giocare a Wonder Boy e primordiali software vocali con cui far bestemmiare il proprio commodore 64 con bizzarro accento Kraftwerkiano. Abbiamo dato una speranza anche alle vittime del nerdismo ( molte di più di quelle dell’olocausto nazista o del regime comunista ) che per anni sono state picchiate, umiliate, derise. Abbiamo cercato di spiegare ai nostri figli che quindici anni fa si poteva morire per aver indossato una maglia con la scritta Atari. Grazie alle conquiste del movimento e ad iniziative come le nostre ( il cui eroismo è paragonabile alla resistenza partigiana e a quella di Mike Donovan e Ian Tyler contro i Visitors anche se la storiografia ufficiale tende a metterli su piani differenti ) possiamo finalmente non vergognarci di ciò che siamo e confessare ai nostri amici Rocker di avere una copia di Thriller di Micheal Jackson tenuta nascosta dentro la custodia di Master of Puppets dei Metallica per tutti gli anni 90. Oggi, mentre fieri esibiamo i nostri sintetizzatori per cui spendiamo centinaia di euro, ci sentiamo finalmente liberi. Dentro di noi pulsa tuttavia un cuore ( purtroppo anche un fegato ) Rock. Mi verrebbe da dire un cuore matto, matto da legare. Abbiamo allora voluto dare una voce ( senza vocoder ) a quanti non comprano un disco dal 1984 ( o peggio da 1984 di Van Halen!! ) o più comunemente non comprano NESSUN disco uscito dopo il 1977. Alla fatidica domanda “ c’è vita dopo i clash? “ essi rispondono indignati “ no cazzo “. Stiamo ovviamente parlando dei dinosauri del Rock. Come i loro antenati giurassici sono sempre sull’orlo dell’estinzione, con i ventri grassi e flaccidi e la gambette magre magre. Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, è stato un dinosauro del Rock. Siamo dinosauri del rock quando sentiamo un gruppo nuovo e sbuffiamo e diciamo che assomiglia un casino ai Led Zeppelin o ai Cream. Siamo dinosauri del Rock quando diciamo che ascoltiamo punk dal 1986 e nel 1986 avevamo 11 anni e ascoltavamo, come tutti, Albano e Romina. Siamo dinosauri del rock quando andiamo a sentire le cover band e ci gasiamo e cantiamo sbronzi tutte le canzoni dei Guns, dei Mothley Crue, dei Sabbath mentre tutt’intorno il mondo ci guarda imbarazzato. Siamo dinosauri del Rock quando ascoltiamo gli assolo di chitarra in macchina e mandiamo avanti le parti cantate. Da questo bisogno nasce la campagna dinosauri del Rock promossa da electroboogo.com e di cui trovate maggiori dettagli, obiettivi e modalità di adesione, nella pagina iniziative del sito. Alla campagna, a cui spero aderiate numerosi, farà seguito anche una rubrica dedicata al mondo dei Dinosauri del Rock, qui su Electroboogo.
