Playlists

December 11th, 2006

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Ed eccoci all’annoso e dibattuto problema della playlist. Fonte di inesauribili polemiche, oggetto di una critica esegetica pari solo a quella della cabala ebraica, sulla playlist e sul suo ruolo nella società contemporanea si è scritto e dibattuto anche troppo. Persino uno come Luca Sofri ha scritto un libro a riguardo e con un ritardo di soli quindici anni rispetto a Horbny. Essendo poi particolarmente sintonizzato con i bpm del nostro tempo, faccia di gomma ci ha deliziato sulle sue recenti scoperte tecnologiche tipo l’I-pod e il file-sharing tentando uno spericolato approccio giovanilistico alla materia come se si fosse risvegliato improvvisamente nel 2006 dopo un coma di trent’anni. Il risultato delle sue indagini personali sul mondo hi-tech sono equiparabili alla scoperta di Homer Simpson che Internet esiste anche per computer. In un delirio da crisi di mezz’età, ci ha inoltre propinato poi le sue inutili playlist, dove l’unico criterio logico pare sia che almeno uno dei componenti delle band citate deve essere morto. Bando tuttavia alle polemiche. Pur consci di avventurarci in terreno astioso, piazziamo anche noi le nostre playlist mensili, che a rigor di logica non rispondono ad un criterio di novità assoluta, ma si basano su quanto effettivamente passa sul mio lettore di casa e sulle segnalazioni vostre e della redazione. La prima playlist ha un carattere generico, mentre la seconda è specificatamente indicata per il dancefloor e dedicata dunque ad amici Djs, fanatici del dancefloor, maniaci dei remix e belle ballerine. Sono inoltre disponibili gli mp3 dei brani più rappresentativi o di quelli più ostici da reperire in modo da dare dei riferimenti specifici su cui trastullarsi. Basta cliccare i titoli delle canzoni che vedete evidenziati in rosso e potrete così sia ascoltare che scaricare i sample.
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La dancefloor playlist invece è inserita per intero e mixata, editata e sconquassata dal sottoscritto, rigorosamente dal vivo. Del resto, almeno su questo siamo tutti d’accordo, la playlist è un po’ come una poesia. Bisogna leggerla, interpretarla e a volte analizzarla verso per verso per tentare di carpirne la forza ed il pregio stilistico. Altre volte facendo questo esercizio di analisi si rischia di restare delusi come quando sviscerando un buon ripieno si scopre che in realtà è solo pane grattato e prosciutto. A voi la scelta.

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