Beck:
The information
Ora, chiaro è che qualunque disco di Beck, per quanto merdoso, sarà di certo superiore a moltissima fuffa che ci viene propinata. Ma guardiamoci in faccia. The information, ineccepibile sul piano stilistico ( ci mancherebbe altro, c’è Nigel Godrich che tenta una via di redenzione buttando qualche sample qua e là , ma pure lui pare a corto di miracoli da un po’ di tempo e da l’impressione di aver finito le carte magia dal suo deck ndr ) è bruttino. Il motivo è semplice, certe sonorità e certi escamotage creativi ormai appartengono al nostro dna musicale e non stupiscono più. Fa un errore grossolano Beck, quello di pensare che il suo eclettismo, il suo stile innovativo ( 10 anni fa certamente, ma ora? ) siano condizioni sufficienti a fare un buon album, dimenticandosi ad esempio di scrivere delle canzoni decenti. Ok il packaging del cd è figo, soprattutto gli stickers. Allora fai un album di stickers, magari da comprare in edicola. Il logo e la cover sono fighi, ma assomigliano terribilmente a tutto quello che ora va di brutto ( un po’ low-fi, un po’ videogioco anni 80 stile flux, un po’ copertina da smanettone di micro-music e chip sound ndr ). Anche l’idea dei video fatto coi telefonini dovrebbe comunicarci che sei uno sintonizzato sui nostri bpm, uno che ci sta dentro, ma i Beastie Boys hanno fatto una cosa più figa della tua dando delle telecamere ( semi-professionali, non dei cazzo di telefonini ) al pubblico durante i concerti e realizzando poi un dvd con le riprese amatoriali. Se dunque l’unico motivo per cui The Information dovrebbe essere un buon disco è che contiene una sequela di ottimi esercizi di stile che caricaturalmente sintetizzano il Beck pensiero, allora ok è un buon disco, ma non aggiungerà nulla che già non sapevate di lui. Ci ha provato Beck a fare , ad esempio, un disco interamente acustico e ne è uscita una porcheria melensa come Sea Change. Con l’album Guero ( Guerolito,Guero Remix e via dicendo ) è tornato sui suoi passi riproponendo la ruvida miscela di funk, blues, sixites sound e rumorismi urban tanto cara ai suoi fan ( sottoscritto compreso nrd ). The information parte esattamente da lì, con qualche digressione in più verso l’Hip-Hop ed un sound vagamente break ( bassline acidognole, molto Herbie Hancock, Cyboyton ecc ). La sensazione che trapela dunque è quella di un oblio non tanto creativo quanto compositivo a cui pare siano sottomessi molti dei rivoluzionari geni del linguaggio musicale pop di fine anni 90, morbo che lo accumuna ad esempio al debutto di Tom Yorke solista alle prese con un album interamente in laptop che se ha stupito la frangia dei fan rockettari, ha fortemente deluso gli ascoltatori con maggior bagaglio elettronico. Difficile forse per questi ex-ragazzi cimentarsi con il peso della propria leggenda, forse perché come molti dei geni del nostro secolo in pochi anni hanno detto e dato tutto, anticipando profeticamente e in tempi non sospetti le evoluzioni che la musica pop, naturalmente ha seguito.

