Badly Drawn Boy:
Born in The U.K
Su Damon Gough alias Badly Drawn Boy non possono esserci molti dubbi. Quando ispirato, il che avviene frequentemente, raggiunge vette di cantautorato pop che gente tipo Bright Eyes non sfiorerà nemmeno con i suoi 42 dischi in tre anni, metà dei quali inutili. Sense of humor, immaginario fanciullesco prosaico e intriso di pathos nostalgico, arrangiamenti semplici su melodie complesse, amore per il suono orchestrale e classicheggiante, sono elementi che mi spingono all’incauto paragone con il genio compositivo del John Lennon periodo solista. Badly Drawn Boy non nasconde certo il suo amore per la tradizione pop inglese, celebrata sin dal titolo e più volte ribadita all’interno dell’album ( che inizia con l’inno nazionale…incredibile pensate una cosa del genere fatta da un Italiano..tipo Mino Reitano che canta I-ta-lia ).
I più volenterosi e dotati di tempo da perdere, potranno inoltre divertirsi a scoprire le numerose citazioni musicali e verbali presenti nel disco; Io al momento ho individuato le prime tre note di piano della title track ( molto istant karma di Lennon) e ovviamente il titolo della ballads “ Nothing gonna change your mind “ che rimanda, manco a dirlo ad Acrosse the Universe. Ora non vorrei fare il paranoico che vede i Beatles anche dove non ci sono, giudicate voi. A scanso di equivoci cercate di non farlo nemmeno voi scrivendomi che il verso in questione recita nothing gonna change my world, lo so anch’io, ma andavo per libera associazione di pensieri. Del singolo in questione vi segnalo anche un remix strambo e piuttosto controverso ( non riesco a capire se mi piace o no ) degli Hot Chip, disponibile nella versione lusso sfrenato ( deluxe ) inglese del singolo. Ad ogni modo Born in the U.K è disco complesso e tutt’altro che immediato, tanto che se ascoltato bighellonando eccessivamente e ad un volume barzotto non esprime le sue potenzialità e se ne captano solo le indulgenze pop. Ricordo con tenerezza infatti che la prima volta che ho sentito il singolo ( nothing gonna change your mind ) in radio pensavo fosse Brian Adams e mi è venuto da scoreggiare. Dopo 25 secondi il pezzo si è avviluppato in un vortice in crescendo impreziosendosi con insoliti cambi di registro e audaci variazioni di tonalità, alchè ho capito che decisamente non poteva essere quel coglione di Brian Adams. Tutto questo per dire che il disco è ricchissimo di spunti interessanti e che ogni brano regala piacevoli sorprese. Menzione di merito anche ai testi, come sempre bellissimi, nostalgici, buffi. Si staglia tuttavia un’ombra minacciosa su questo alfiere del bel canto, incarnata dalla sua sfrontata e addirittura non celata passione per Bruce Springsteen. Quando ho appreso la notizia un rivolo di sudore freddo mi è sceso dalla fronte. Per fortuna nel disco, eccetto l’ammiccamento nel titolo, non ho trovato traccia del morbo.


Mi trovo d’accordo perfettamente con te nella recensione di questo ottimo ( ma di certo non immediato ) lavoro di Badly Drawn Boy, eccetto su una cosa…più della metà dei dischi di gente come i Bright Eyes sono inutili..direi che la percentuale sfiora il 100%..certo che ne avrei da sparlare di questo Damon..visto che quando l’ho visto a Londra ( dopo aver fatto i salti carpiati x beccarmi un biglietto in un posto tutt’altro che accogliente) dopo aver suonato magistralmente ” all impossibilities ” ha pensato bene di alzarzi e andarsene in preda a kissà quale raptus stile Liam Gallagher versione Jammin Festival..ed era la sesta canzone…ma in fondo anche questo è Rock, no?
December 16th, 2006 | #