Band scaricata nel cesso
Innanzi tutto, come di dovere, mi ritrovo a ‘dovere’ porre i miei ringraziamenti al padrone di casa. Detto questo per farla breve terrò una rubrica, saltuaria e scostante ben si intenda, su questo blog/rivista pop on-line, confidando che di Pop con la “P” maiuscola si tratti.
Le avete mai viste queste facce? Sicuramente sarete convinti di si, ed effettivamente come contraddirvi dato che incarnano gli stereotipi di un funky nero anni settanta ormai dimenticato. Sono d’altronde sicuro che se anche vi citassi i nomi, pochi di voi li saprebbero riconoscere, nonostante si definiscano “the first black rock band”, il primo gruppo rock completamente formato da afro-americani, attivi tra fine anni sessanta ed inizio settanta. Perché occuparmene? Partiamo dall’inizio.
Correva l’estate 2006, circa giugno ma poco importa, quando un amico barista e dj mi presenta un cd di questa band. Dovete sapere che costui proviene principalmente da un retaggio hip hop, quindi funky e di buon gusto elettronico, ed io sono un pseudo-rocker, un rocker psichedelico per definizione di comodo ma in realtà relegato a pochi standard anni settanta con qualche escursione nel moderno, nel folk, nel jazz, nel funk e nell’electro, ed in tutti i generi più per le sonorità che per le rispettive filosofie. La cosa interessante è che questo cd mi viene proposto tra le risate generali dato che agglomera nel nome del gruppo stesso un termine decisamente presente in quel periodo nelle nostre discussioni. Perché occuparmene? Qualche giorno fa andando in bagno penso bene di raccogliere una rivista per farmi compagnia: Rolling Stones di novembre, quella con Homer Simpson in mezzo agli Who in copertina per capirci. L’occhio mi cade su di un trafiletto che parla di un negozio di dischi di Genova sito in via del campo, il Black Widow. Uno di quei negozi in cui se sei un folle “smanettone” od un sudicio feticista collezionista di supporti musicali, è consigliato lasciare a casa la carta di credito, in quanto vi si trovano quei generi di cofanetti e ristampe pressoché irreperibili nel negozio sotto casa piuttosto che al centro commerciale. Tra tutti l’articolo cita il gruppo in questione, e da qui l’idea di infilare il loro disco nel lettore e scrivere questo articolo. Signori e signori, è con immenso piacere che vi presento, direttamente da Detroit, i BLACK MERDA.

Ebbene si, “merda” scritto proprio come “merda”, anche se in realtà si legge “murder” e si pronuncia come si pronuncia murder in americano. Non so voi ma io trovo questa cosa estremamente divertente. Tra l’altro vi assicuro che non è un fotomontaggio, ma il tipo in basso non assomiglia al front man degli Act? All’ ascolto non è che poi mi entusiasmino particolarmente. Sono all’incirca un possibile incontro tra uno stile Hendrix, un andatura alla Funkadelic e divagazioni alla Allman Brothers Band, ma senza a mio modesto parere tangere la classe, il talento, la potenza e l’innovazione dei suddetti, anche se bisognerebbe condurre una più precisa ricerca storico discografica su chi ha fatto cosa e quando. Io sono un opinionista e non è certo il mio compito, e comunque come collocazione non è per niente male. Se avessi un età compresa tra i sedici ed i venticinque anni credo mi glorierei e vanterei con gli amici di questa scoperta, e caricherei con aria enigmatica il disco in auto per impressionare la ragazza che mi sta affianco rivelandole chi stiamo ascoltando, continuando con una prosopopea su come ci lasciamo limitare dai preconcetti, la censura in italia, e via dicendo. Altresì ad un buon dinosauro del rock perennemente alla ricerca di qualcosa che già gli piaccia e che già conosca, e vada quindi a rinforzare le proprie convinzioni, questa band merita certo un piccolo spazio nella sua discografia. I Black Merda hanno un proprio sito omonimo aggiornato al XXI secolo, dal quale potete acquistare alcuni dei loro brani a 99 centesimi l’uno, o linkarvi alla loro biografia, alle loro foto e quant’altro offerto, tra cui perché no, un calendario. Black Merda a voi ed ai vostri amici. A voi la verifica. Mi raccomando, vi voglio ritrovare più istrionici e più al fulmicotone che mai.
Un, due, trenta… Venticinque.
FACCE NUOVE IN REDAZIONE#2
La redazione di electroboogo.com si arrichisce di un nuovo collaboratore. Non è stato facile convincerlo, tuttavia dopo una lunga contrattazione economica siamo riusciti ad accapparrarci Diego Mallallarme, noto opinionista-onanista di testate prestigiose come il Cordiale, Il Gonfio o ancora Mondo-Gonzo e Braciole di Maiale. Docente di edonismo-reganiano all’università Normale di Pisa, spesso ospite di salotti televisivi prestigiosi, Mallallarme è una firma che non ha certo bisogno di presentazioni. Pur non avendoci garantito una presenza costante a causa degli innumerevoli impegni, Diego terrà una sua personale rubrica dal titolo suggestivo ” la rubrica dell’assurdibile ” dove insieme ad alcuni suoi stettissimi collaboratori ci terrà aggiornati su gonzerie varie, strani avvistamenti di rockstar decedute da anni, alieni e alienati, delizie pop in salsa agrodolce. Non mancheranno i viaggi nel tempo, in particolare gli anni 70 di cui Diego fu testimone indiretto grazie ad un congegno noto come ” flusso canalizzatore ” e di una vecchia deloreil di cui mi accennò una sera mentre vagavamo tra le campagne di Dusserdolf. Please Welcome Diego Mallallarme. A te e alla tua rubrica.
November 29th, 2006 | #