PLACEBOIATA
Your boyfriend looks like a girlfriend

November 26th, 2006

placebo.jpgLa comodità di scendere di casa e recarsi a piedi a vedere un concerto dei Placebo non è certo cosa da poco. Dopo un’orgia di bianchi e cicchetti vari al Frà Goloso e raggiunta la soglia alcolica necessaria per affrontare un concerto Rock, l’allegra cumpa si incammina in direzione del palazzo. Non nascondo che i Placebo non sono certo tra i miei gruppi preferiti, altresì non faccio mistero della mia predilezione estetica per l’universo glam fatto di lustrini, paiettes e uomini barbuti truccati. Di certo i Placebo non sono i Roxi Music e probabilmente dovrebbero baciare il culo ben depilato di gruppi come Pulp o Suede, ma ad ogni modo di Rock si tratta e a noi il Rock ci piace come concetto, a volte anche a prescindere dai gruppi. Mentre mi perdo in queste considerazioni mi accorgo di aver fatto un’enorme cazzata. Il lungo tragitto da casa mia al palazzo vanifica lo sforzo alcolico compiuto poc’anzi e mi trovo così in prossimità della cassa accrediti praticamente sobrio. Condivido quest’amara considerazione con il mio amico Dario e ci facciamo coraggio a vicenda. Il palazzo è gremito. Uno si aspetterebbe di vedere un sacco di ragazzini efebi pettinati come Morrisey e vestiti di un bel nero corvino, una massa di teen-ager con il rimmel che limonano avidamente facendo sfoggio gratuito della loro ambiguità sessuale, oppure un bel po’ di giacche di taglio edoardiano, magari con delle pins di gruppi fighi da art college inglese tipo Smiths, Interpol, Franz Ferdinand, insomma roba per uomini della terra di mezzo. Uno va ad un concerto dei Placebo anche per questi motivi. Uno vuole vedere delle giovani donne sofisticate che mangiano solo yogurt e ripetono ad alta voce quanto siano infelici. Uno vuole vedere un esercito di piccole Wynona Rider. Io ho una maglia di Hendrix che da sola dice “ sono un dinosauro del Rock, sono venuto solo a rompere le palle. W gli Zeppelin. “ La cosa più glamour che ho visto è stata una baldona sovrappeso che, tentando di arrampicarsi sulla schiena di un suo amico, ha fatto scivolare fuori dai Jeans un culone enorme avvolto da una mutandazza di Dolce e Gabbana. La scritta Dolce e Gabbana sull’elastico si è deformata a tal punto a causa del culone fuori misura che per un attimo ho avuto la sensazione che esplodesse. Poteva ferire qualcuno. Poi partono i Placebo che dovrebbero essere in tre, invece sono in cinque. Ci sono, nascosti nella penombra ai bordi del palco, un ulteriore chitarrista ed un bassista. Il sapiente gioco di luci sembra volerli escludere dallo show, come a dire “ hey ragazzi fate finta che questi due non ci siano, sono un elemento marginale dello show, noi siamo un power-trio come i Muse e spacchiamo il culo a tutti “. Invece i Placebo non sono i Muse e devono suonare in cinque per tentare di emanare un minimo di vibra Rock. Come Ligabue, che suona con 123 chitarre. L’unica cosa di Rock che c’è, è la puzza. Arriva Special Key, l’unica canzone che ho riconosciuto perché si chiama come i miei cereali preferiti e molti finalmente ballano. Ci sono pure due giovani ravers che si agitano ben oltre i bpm del brano, probabilmente abituati al remix di Timo Maas, l’unico motivo per cui sono lì è quel remix ballato a Ibiza due anni fa, per il resto dei Placebo non sanno un cazzo. Si sono pure mangiati una chicca e ovviamente gli ha preso male perché il live è più loffio di una purea di patate. Dopo un’ora e mezza di flaccidissimo pop-rock edulcorato i Placebo se ne vanno e non fanno nemmeno Pure Morning, il loro brano più famoso, in un delirio di onnipotenza che sembra dire “ Hey abbiamo altri pezzi validi oltre a Pure Morning, smettetela di romperci le palle, ascoltate il nuovo disco! “. Bob Dylan può decidere di non fare più Blowin in the Wind, non tu, viso pallido. Il resto è un delirio di alette di pollo, birre e buona compagnia.

1 Comment »

  1. Corto says

    Appoggiato al bancone di un bar poco distante dal palazzetto in questione, per tutta la sera non ho fatto altro che bere litri di guiness e ascoltare i poco entusiastici commenti dei fan (lo saranno ancora per molto?) della band britannica. Dopo la quinta pinta, deciso a risollevare il morale dei poveri fan, uscivo da suddetto bar e con aria da morto di romeriana memoria, scalavo le pareti esterne del bar camminando in orizzontale e cantando Pure morning in chiave reggae. Arrivato in cima al fabbricato, mi giravo verso l’ebbro e delirante pubblico degli oramai ex fan dei Placebo, e alzando il dito medio della mano destra, indicavo loro la via del ROCK!!!
    Il mese prossimo al palazzetto danno Benigni…

    November 28th, 2006 | #

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