Thirty and dirty: Electroboogo’s fuck**ng birthday

June 27th, 2008

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Ebbene si, i trenta sono arrivati anche per me. Venerdi 4 luglio, dalle 22.30 in poi, aspetto amici e conoscienti al Terrazzamare di Jesolo per bere un paio di birre alla mia salute. Per chi poi vuole godersi un bel week-end di delirante week-end musicale, ricordo che sabato 5 ( il giorno successivo ) metterò i dischi all’ MTV SUNSET, prima del live dei Baustelle e successivamente ( verso la mezzanotte ) sarò invece con Simofonik ed il nostro progetto Gain on top a sbomballarvi di beat casinari al Rock and Doc festival di Sandonà di Piave. Special guest della serata, il dj Aladyn che suonerà con noi dando ampio sfoggio delle sue abilità e dei suoi magheggi ai turntables. Quindi non mancate. Mi scuso per la pochezza dei post che riesco a pubblicare, ma l’estate è davvero uno sbatti tremendo ed il tempo scarseggia. Potete comunque restare aggiornati su eventuali date mie e dei gain on top sui rispettivi space, scrivermi e fare tutto quello che volete, appena ho un minuto giuro che rispondo. Bella raga, ci vediamo il 4 luglio. Live fast, die old.

Electrobogoo space
Gain on top space

Chestile

May 15th, 2008

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Per chi non lo sapesse questo uomo qui è Mc Hammer che tradotto in Italiano suonerebbe tipo Mc Martello. Già questo basterebbe a scagionare quest’uomo da qualunque attinenza con una rubrica che si fregia del titolo chestile. Ma non basta. Questo uomo qui è un criminale. Non perché ha scritto can’t touch this ( sapete il tormentone con balletto annesso na na na can’t touch this..) cioè anche, ma non solo. Questo uomo qui è un criminale del senso estetico tout court visto che dobbiamo a lui alcuni degli accostamenti in termini di abbigliamento ed accessori più tragici del ventesimo secolo. Ok non è il solo direte voi, basta farsi un giro ad una festa anni 80. Ma qui c’è di più. A questo uomo viene attribuita l’invenzione dei fantomatici pantaloni a palloncino. Larghissimi sulle cosce, strettissimi in vita e sulle caviglie. Clowneschi oserei dire. I pantaloni a palloncino, meglio se nelle tonalità oro, blu elettrico o profondo rosso sono quanto di più brutto sia mai comparso su questo pianeta, a meno che uno non sia un sultano allora ok può vestirsi come cazzo vuole e comunque sarebbero perfino fedeli ad una certa iconografia storica se abbinati ad un paio di babbucce a punta, un po’ naif certo, ma molto stilose in medio oriente. Visto come stanno andando le cose, vivo nel terrore che qualcuno improvvisamente pensi che siano molto fighi e che dunque debbano tornare di moda. In realtà non sono mai stati così popolari tra i teen-ager nemmeno negli anni 90 a testimonianza che non siamo una generazione così nichilista come vuol farci credere Galimberti. Abbiamo ancora dei valori. Comunque un po’ mi dispiace, perché Mc Hammer è caduto in disgrazia e ha perso tutti i suoi dollaroni. Cioè, non è che li ha persi, li ha spesi tutti per una casa con i rubinetti d’oro. E Adesso nessuna banca gli fa più credito. Del resto se va in giro con quei pantaloni ha pure ragione il suo direttore di banca a non farli un prestito.

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Questo qui invece è Paul Weller che se guardi il vocabolario sotto la sua foto c’è scritto chestile. E mi pare che non ci sia altro da aggiungere.

Gain on top

April 27th, 2008

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Già qualche tempo fa vi avevo accennato qualcosa sul progetto Gain on Top, neo-creatura a quattro mani che condivido insieme all’amico Simofonik. Il progetto nasce un pò per caso ed un pò per gioco tra le file del New-age club, in cui verso la fine dell’inverno ci è stata affidata una residenza il venerdì sera tanto ambita quanto ” difficile “. Gain on top è nato con l’intento programmatico di coniugare la nostra passione per il rock’n roll con quella per la musica elettronica e la cassa dritta irruenta e un pò ignorante. Ammetto che col tempo l’asse si è decisamente spostato in favore della seconda, ma è una questione congenita alla situazione in cui il progetto è nato. Effettivamente non è stato facile ( non lo sarà nemmeno in futuro ) proporre musica elettronica, sebbene irruenta, ad un pubblico come quello del New Age, avvezzo principalmente al rock, meglio se ultra conosciuto e ampliamente masticato. La sfida dei Gain on top è stata un pò quella, riuscire a portare un pò di groove elettrovoltaico in un contesto dove la cassa dritta è vista con diffidenza, non per rispondere ad un puro spirito di provocazione, ma semplicemente perchè è esattamente in questa direzione che sta andando il rock o meglio, lo spirito del rock. Viceversa, ci siamo trovati a mettere i dischi in contesti decisamente più votati alla cassa dritta e con orgoglio siamo riusciti ad intrufolare nel nostro set i Rage Against the Machine, i Metallica e pure gli Acdc mischiando notevolmente le carte in tavola e confermando una tesi che da tempo mi batteva sulla testa, ovvero che la distinzione netta tra i generi musicali è obsoleta, fuori tempo e, alla lunga, noiosa. Quindi provocare, sempre con intelligenza e con rispetto delle altrui opinioni è giusto ed è pure giusto rischiare qualcosa quando si ha la fortuna di mettere i dischi in contesti importanti, anche a costo di prendersi qualche fischio. (more…)

Chestile

April 8th, 2008

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Articolo tratto da ” La Stanzetta ” Aprile

Ok, ho un palco in scala reale con i Motley Crue che suonano nel salotto di casa. Se è per questo ho anche i Kiss, con tanto di americana ring e luci vere che si possono orientare, e allora? Non ditemi che non amate le action figures e che non ne avete la casa invasa. Quand’ero piccolo avevo tante macchinine e ci giocavo alle auto-scontro insieme al mio amico Coz ( poi diventato chitarrista dei Certanly ed ora emigrato a Dublino in missione per conto di Dio per uccidere Bono Vox ). Avevo anche i Transformer, ma solo quelli piccoli perché quelli grandi costavano un pacco di soldi. Allora adesso me ne fotto e mi compro delle action figures enormi, tipo Robocop alto 40 cm che se schiacci il bottone ti ripete i tre principi dell’OCP o i serial killer tipo Jason o Hellraiser che quando ero piccolo non potevo comprarmi perché mi cagavo adosso e mia mamma pensava fossi un bambino con dei problemi perché un pò mi piacevano. Comunque le Action figures ed in generale tutti gli adult toys sono una figata, perché da una parte sottendono all’immaginario fanciullesco che vive sotto pelle in ognuno di noi e dall’altra sollazzano anche il desiderio di accumulo di cianfrusaglie e di manie di proto-collezionismo di cui ci nutriamo noi figli del consumismo e anche un po’ figli delle stelle. La nascita delle action figures si perde agli albori dell’uomo. Alcuni studiosi ( tra cui i djs Strifu e Aladyn, miei grandi amici nonché grandi collezionisti di action figures ) sostengono che la prima cosa fatta dall’uomo comparso sulla terra sia creare un action figures da mettere sul comodino. In effetti ha un senso. Comunque per il boom dell’industria dell’action figures (more…)

Hercules and love affair:
s/t

March 27th, 2008

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Ora, era davvero difficile trovare un’icona gay più gay di Ercole imbrigliato in qualche intrico amoroso di ambiguo orientamento. Non ci sono cazzi e non c’è nemmeno da fare tanto i contrariati, voi che sudate sulla pista con possenti groove incazzosi e pensate di essere dei machos, o anche dei nachos. La disco music è da sempre gay oriented, fatta da gay per i gay, poi pazienza se piace anche agli altri. Ed è per questo che è così sexy e oltraggiosa, così incredibilmente rivoluzionaria e carica di pathos. Per questo motivo molti la amano e altrettanti la odiano. Perchè destabilizza le proprie certezze, sopratutto in campo sessuale ed annienta il sottile e labile confine dell’identità sessuale chiusa ed indiscutibile. Come l’heavy metal o come i film sui cow-boy. Insomma avete mai visto una donna su un film di cow-boy? guardate che Broken Montain ha scoperto l’acqua calda. Comunque non divaghiamo, Hercules and love affair è, per il momento, il miglior disco uscito nel 2008. Dietro al progetto si cela Andy Butles, bel giovine operante nella grande mela con una passione sfrenata per i classici. In tutti i sensi. Dagli evidenti riferimenti alla mitologia ellenica ( Hercules theme ) e all’iconografia del periodo ( bei fustacchioni gnudi, discoboli dai bicipiti possenti, fanciulli efebi e compagnia bella ) sino a quelli per la disco-music classica. Quella di New York city, dell’afro beat di Arthur Russel. Ma anche la prima house di Chicago. Calda. Oltraggiosa. Sensuale. Il disco non poteva che uscire per DFA, etichetta newyorkese ( Lcd Soundsytem, BlackDice, The Rapture per intenerci ) che meglio di chiunque altra ha saputo interpretare questo spririto e renderlo attuale. Il disco è anticipato dal singolo Blind, il primo vero anatema dell’anno 2008. Il pezzo è semplicemente perfetto. Godetevelo finchè resterà una cosa da condividere privatamente tra appassionati perchè è destinato a diventare il tormentone dell’estate e a luglio vi avrà già rotto le palle. Ma ha un incanto e una magia notevole. Quando passa per radio ti fermi un secondo e ti senti trascinare dal quel groove monocromatico e pastoso. Poi arriva quella voce. Ti lascia esterefatto. Nel senso che ti spiazza. Non è la voce che ti aspettavi di sentire. Non capisci se è una di quelle minchiate tipo Love Generation di Bob Sinclar o se sotto c’è della sostanza. Poi arrivano le trombette e dici cazzo no, le trombette no. Poi ascolti bene e pensi, porca troia le trombette che figata.Poi ancora quella voce, che incanta e seduce. Efebica ed innaturale, mitologica. Quella voce è il divino Antony.
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Un efebo sgraziato, uno scherzo della natura. Con una voce lieve come un liuto,tuttavia in grado di sedurre Zeus con la sua fragilità. Oppure Diana cacciatrice. Antony va a letto con Bjork. Non che scopano insieme, ci mancherebbe, lui è definitivamente assessuato ed incarna uno stato di purezza assoluta, come le sacerdotesse di Apollo. Sono molto amici e a lei piace dormire con lui e accarezzargli la testa e proteggerlo, come un peluche. Parafrasando il buon My Robot Friend, Andrew Butler con questo pezzo ha esaudito la richiesta di una generazione: Sdraiare la vellutata voce di Antony sopra un manto di beat celestiali. E cazzo se c’è riuscito. Ora se vivessimo in un mondo normale, uno così dovrebbe cantare in Vaticano davanti al Papa perchè cazzo davvero ti mette in sintonia con l’universo e ti aiuta a comunicare con Dio. Vabbè. Ad ogni modo non che il resto del disco sia da meno; Si prosegue sui medesimi binari in almeno un paio di episodi cruciali ( You Belong ) e nel complesso siamo difronte a 46 minuti di epopea disco e mitologia della dance, stile a manetta, bassi liquidi e funk, odore di sesso e urina e tutto quel campionario lì. Lì a danzare tra gli angeli che, si sa, non hanno sesso e se ce l’hanno lo tengono ben nascosto tra i calzoni.

Velvet Revolver dal vivo
Ambassador, Dublino

March 19th, 2008

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Dal nostro corrispondente dinosauro del Rock nonchè bestia di Satana Cozzy Osbourne.

La cosa davvero bella di andare a un concerto rock e’ far parte dell’umanita’ che vi partecipa. Lasciamo stare gli artisti sul palco, di quello scrivo dopo, voglio fermarmi un attimo per fare una breve descrizione del pubblico.Ho visto gente che ha tirato fuori per l’occasione la maglietta del Monsters Of Rock del 1988 credo…quando gli esordienti Guns erano in giro per promuovere Appetite For Destruction e per distruggersi a loro volta. Ho visto uno col giubbotto in pelle con disegnato sul retro lo Slash-teschio della copertina del sopracitato disco. Giovani ragazzotti irlandesi che hanno passato il concerto a fare headbanging come nella migliore tradizione rock anni 80. Ragazzi ancor piu’ giovani accompagnati o dalla mamma o dal papa’ che gridavano e fischiavano e saltavano piu’ dei figli. D’altra parte io avro’ per sempre il ricordo di mia madre che si guarda il concerto dei Rolling Stones a Roma in piedi su una sedia a ballare…potenza di Mick Jagger…Le coppiette rock e romanticone che limonano su Patience. I gruppi di 30-40enni sbronzi che cantano il ritornello finale di Patience. Quelli (e ci sono sempre) che restano impassibili, fermi immobili, non accennano a nessuna reazione, non applaudono, non si bevono neanche una birra. Ragazze in troieggio che pensano di poter fare le groupies come se ai 5 sul palco gliene potesse ancora fregare qualcosa. E quindi fanno le groupies col pubblico. Il solito che riesce a scatenare una rissa (durata meno di 10 secondi) all’inizio del concerto. Insomma, tutto il campionario classico del concerto rock n roll, anzi, direi dei veri dinosauri del rock. Anch’io mi ritengo un dinosauro del rock, anche se non mi trovo in piena sintonia con la definizione di dinosauro del rock dell’amico Electroboogo. Sono un dinosauro perche’ continuo ad esaltarmi con canzoni che ormai fanno parte dei libri di storia della musica, mentre il nuovo spesso mi annoia (non sempre, ma e’ da una settimana che non faccio altro che ascoltare Warpaint dei Black Crowes o il David Bowie di Ziggy Stardust) o non mi dice niente in quanto mi da l’impressione di essere qualcosa di effimero e quindi destinato a morire e ad essere dimenticato.

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I Velvet Revolver magari finiranno presto la loro avventura, ma da veri dinosauri sono immortali. Prendete Slash e Duff McKagan, compagni di merende da piu’ di 20 anni che suonano ancora roba tipo It’s So Easy. Ma basta, che palle, son vecchi, vaffanculo mi pare di sentire i cori dei ribelli del nuovo a tutti i costi o ” non ascolto nulla che sia stato pubblicato prima di Homework dei Daft Punk o di Moon Safari degli Air ” o ancora ” la chitarra elettrica e’ morta ”. A giudicare dal fatto che i concerti di questi 40enni fanno registrare continuamente il tutto esaurito e che tra il pubblico i 20enni sono sempre la stragrande maggioranza mi viene da pensare che no, la chitarra elettrica e’ ancora viva e il rock anche. Magari se ne sta per i fatti suoi, e non comunica piu’ come faceva nella sua eta’ dell’oro, ma a me questo non interessa e francamente non credo interessi a nessuno, perche’ l’importante per noi dinosauri e’ passare ogni tanto un paio d’ore facendo quattro salti, bevendo qualche sana birretta, cantare canzoni con cui siamo cresciuti e andare a casa belli contenti a guardare le foto che abbiamo scattato e a scrivere qualcosa sulla bella serata.Proprio quello che ho fatto io, vostro dinosauro di fiducia.
It’s only rock’n'roll, but I like it (balalaika?).

Cosa bolle nel pentolone?

March 13th, 2008

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Non voglio nascondermi dietro ad un dito, anche perchè servirebbe un dito bello grande. Dovrei avere delle mani tipo Gianni Morandi. Anyway, numerose novità bollono nel pentolone. Inanzitutto ho ripreso a pieno regime a gingillarmi tra rmx e cosette varie. Potete scaricare sul mio space (clicca qui) i miei rmx di The beginning of the end dei Nine Inch Nails, nonchè di Ready for the (dance) floor degli Hot Chip la quale, lo dico non senza un certo orgoglio, sta facendo diversi proseliti in rete. Comunque i download sono ovviamente free, fate dei rmx ciò che volete, magari lasciate un commento sullo space o sul sito se il rmx vi sollazza. Altrimenti che cazzo lo scaricate a fare se non vi piace? Sempre in tema di rmx, anche con il progetto (more…)

Ruby fitness meeting

February 28th, 2008


Martedì sera ho suonato ad un party davvero molto figo, che sta facendo chiaccherare e creando un certo buzz nel Trevigiano. Il party in questione si chiama Ruby e si tiene un paio di martedì al mese in un posto dall’emblematico nome, Pelican. Con una l, come mi ha fatto notare un sempre più puntiglioso Simofonik. Con la k. Cmq al parties in questione, organizzato dai ragazzi di Trash insieme ad Excuse me ci si sbombazza e ci si sbullazza a suon di groove irriverenti e acidognoli. Ma sopratutto ci si veste da deficenti senza per questo rinunciare allo stile. Il dress code di martedì ad esempio era fitness vintage ( come suggeriscono le foto nel video ) ed è davvero stato un piacere sfoggiare un paio di pantaloni della tuta dei Chicago Bulls gentilmente prestatimi da My friend Dario Verago abbinati alla meno peggio con una canotta di Reggie Miller. Cmq tra porno-tenniste ( a tal proposito, Simofonik ha offerto su ebay 500 euro per la fascetta Fred Perry che aveva una delle tipe, possibilmente non lavata ), allenatori nel pallone ( Stra-cassian, un uomo che si è sempre tenuto distante dallo sport e si vede ), molti giocatori di NBA anni 90, un pattinatore folle con tanto di tuta non inifuga ( avete presente le tute anni 90 in lycra che prendevano fuoco sulle ginocchia quando cadevi, ecco quelle ), un paio di Cindy Lauper e Ridu vestito da principe degli zingari ( tipo Brad Pitt in The Snatch per capirci ) il panorama era davvero colorito e molto molto stiloso. Noi Gain on top ci abbiamo dato dentro a manetta e ci siamo proprio divertiti. Così, volevo dirvelo. Tenete d’occhio i ragazzi di Ruby, ci si diverte ed è tutta gente apposto. E poi si vocifera che il prossimo dress code sia ” la rivincita dei Nerd “.
www.myspace.com/rubyparty

Baustelle:
Amen

February 14th, 2008

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Amen appunto, nuovo disco dei Baustelle. A detta di molti il disco della consacrazione, assolutamente meritata considerando cosa si sente in giro, dopo quel capolavoro assoluto di neo-pop italiano che fu La Malavita e due precedenti capitoli sepolti nel marasma dell’underground italiotto da rockit che tanto fecero discutere gli smanettoni da forum e gli amanti di gemme preziose e semi-sconosciute. I Baustelle ce la faranno ad essere la next big thing Italiana, un po’ perché il bel Francesco Bianconi ci sa fare ed è uno dei migliori songwriters di ultima generazione ( lo testimonia la bellissima Bruci la città interpretata magistralmente da Irene Grandi e scritta da lui ) capace di fondere insieme contenuti e attitudine pop da classifica; Capace di creare del sottotesto, si diceva una volta riferendosi ad autori come Luigi Tenco o alla scuola cantautoriale Genovese. Se ci mettiamo poi che i gruppi ad alto potenziale depressivo, introspettivi e diciamo pure un po’ pallosi, agli adolescenti Italiani piacciono sempre un sacco, i Baustelle arrivano provvidenziali come l’influenza il giorno prima dell’interrogazione. Ma veniamo al disco, anticipato dall’iconoclastia cinica, ironica ed incredibilmente radiofonica di Charlie fa surf, singolo già in heavy rotation sulle radio che apre il cuore e fa canticchiare allegramente anche quando si tratta di “ prendere a mazzate “ un adolescente un po’ irrequieto. Ecco la magia del pop, che ti fa cantare sorridendo una cosa senza neccessariamente condividerla. Amen si presenta, onestamente, male. Cazzo per un gruppo stiloso come i Baustelle, sempre perfetti nella loro finta trasandatezza dandy e radical chic fino al buco del culo, non si poteva scegliere una copertina più brutta. Ok Rachele ha degli occhi indiscutibilmente bellissimi, ma la copertina è davvero brutta, oltre ad assomigliare in modo imbarazzante a quella di un disco dei Las, a quella di Arcanoise dei Peazza e ad altri miliardi di cose che non vi sto a citare. Comunque, superato lo shock della copertina che tralatro ho deciso di omettere per non disturbare l’estetica generale della blogzine il disco scivola via piacevolmente anche se un pò a tentoni. Ad un primo ascolto ( si ok l’ho ascoltato 7-8 volte in macchina, non è che ce l’ho su dalla mattina alla sera ) balza subito all’orecchio che non ci sono gli arrangiamenti barocchi e naif di La Malavita e forse non ci sono nemmeno pezzi così validi e trascinanti come nel vecchio album. Si sentono meno i Pulp e Morrisey e un pò di più la roba di casa nostra, con qualche eco del primissimo Battiato,di Tenco e pure di Battisti, in contrasto, a volte riuscito a volte meno, con arrangiamenti e scelte di suoni che tentano di inseguire la contemporaneità ma senza una traccia precisa. Lo stesso vale per i testi. Questo sottobosco di isipirazione religiosa, sempre accennato ma mai esplorato con dovizia di causa, questo catastrofismo da tramonto dell’occidente di Splenger, questo astio nei confronti del neo-liberismo e dello yuppismo in genere, ogni tanto suona scontato e rompe pure un pò le palle. Onestamente preferivo i temi decadent-romantici della Malavita e quel tono ” universale ” e molto letterario a questo tuffo nel contemporaneo in cui si richiede neccessariamente all’ascoltatore di immedesimarsi.

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Non che non si condividano i temi, per l’amor di Dio, ma lo cantavano già egregiamente i CCCP trent’anni fa ( tralatro citati un pò furbamente anche in Charlie fa surf ). Ecco che in alcuni episodi come Baudelaire o Colombo sembra di sentire i Bluvertigo dieci anni dopo, con l’urgenza di sembrare per forza contemporanei senza rendersi conto che forse nel caso di un gruppo così fortemente ” connotato ” come i Baustelle è meglio restare sospesi nel tempo che confrontarsi con una contemporaneità che sta andando musicalmente da tutt’altra parte. In genere dunque Amen appare meno immediato ( proprio perchè privo di quell’universalità che aveva caratterizzato la Malavita, penso a canzoni come I Provinciali oppure il Corvo Joe che non avrebbero stonato in un disco di De Andrè ), un pò più criptico e disomogeneo e si avverte l’inevitabile pressione derivata dalle attese che una band del genere inevitabilmente deve affrontare. Se alcuni episodi brillano di luce propria, da La vita va a il liberismo ha i giorni contati, alcuni risultano francamente imbarazzanti, come l’aeroplano o ancora panico! che oltre a plagiare inesorabilmente Nancy Sinatra dovrebbe rivelarci un lato ironico e scanzonato dei Baustelle che tutto sono meno che dei burloni. L’effetto è simile dunque a quello di un emerito rompicoglioni antipatico e musone che prova a fare il simpatico perchè ha bevuto due bicchieri di vino. Superato anche lo scoglio del live, da sempre tallone d’achille della band ( la band sarà supportata da turnisti professionisti ) e potendo contare già su una nutrita schiera di estimatori e di fans, i Baustelle saranno senza dubbio la prossima band Italiana, dopo i Negramaro, a fare il grande salto nel guazzabuglio del pop mainstream. Ma temo che non sarà questo il disco-caronte che gli traghetterà all’inferno.

The small town boyz

January 25th, 2008

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Non si sa molto di loro. Si sa che vengono da una piccola città. Si sa che passano molte ore al computer. Si sa che ascoltano ed assorbono come delle spugne qualunque genere musicale. Si sa che amano il bianco. Si sa che amano mischiare le carte e che sono degli avventurieri della nobile arte del remix. Electroboogo e DJB sono The Small town boyz. Il neo-nato progetto prevede una serie di remix e re-edit di bands ed artisti della scena local senza preclusione di generi musicali e all’insegna del crossover più sfrenato. Abbiamo già attivato il nostro space dove potete ascoltare e scaricare gratuitamente i nostri rmx.
www.myspace.com/tstb2008

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